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Il Gazebo Audiofilo

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    Post  pepe57 on Wed Sep 07, 2016 7:20 pm

    Senza alcuna pretesa di porgevi il verbo ecco quello che in tanti anni di analogico sono diventate delle convinzioni.
    Speriamo che possano essere utili per sfruttare al meglio questa ormai datata, ma almeno per noi ancora validissima, fonte di musica riprodotta.
    Scusate la prolissità  sunny  sunny  sunny

    Per prima cosa partirei dal supporto:
    Ci sono due filosofie essenzialmente (poi come sempre ci sono eccezioni):
    A) usare un supporto che "isoli" da tutto quanto ci circonda
    B) usare un supporto che produca una sorta di messa a terra meccanica atta a fare si che le eventuali risonanze tendano ad "uscire" dal giradischi e dal tavolino diretti verso la terra.
    Ognuna beninteso può avere pro e contro ed ora nei nostri limiti, cerchiamo di individuarli.

    Il sistema A parte dal presupposto che tutto vibra (inclusa la terra, come dimostrano i sismografi mai "piatti"). Questo sistema quindi in teoria è il migliore in assoluto se ben realizzato ma ha di contro diversi punti di ordine pratico e teorico.
    Partiamo dal presupposto che la testina, leggendo il solco, vibra e produce di suo quindi delle vibrazioni che trasmette al piatto ed al braccio. In tal senso avremo bisogno che queste vibrazioni siano in qualche modo annullate/smorzate in un piatto di alta massa e formato da un insieme di diversi materiali atti allo scopo. Il braccio a sua volta dovrà essere ben smorzato/messo a terra su una base smorzata che però non sia in contatto con la terra.
    Inoltre il motore e la trasmissione dallo stesso al piatto, a sua volta vibra e trasmette queste vibrazioni. Qui ci sono diverse teorie, la più semplice è isolare il motore dalla base e dal piatto per fare si che ne trasmetta il meno possibile agli stessi e le dissipi nel supporto esterno. L' uso di motori di ridotta forza è stata anche una soluzione intrapresa per anni, ma in molti riscontravano una perdita di dinamica nel suono.
    Naturalmente ci sono anche le vibrazioni prodotte dagli altoparlanti (il noto rientro acustico/feedback) e queste sono state risolte portando le basi ad avere FR bassissime (nell' ordine di 1 Hertz).
    Comunque di solito i supporti nati con questa filosofia cercano di "isolarsi" e qualsiasi accorgimento adottino (su molle, su molle ad aria o molle + aria, su cuscino ad aria) di solito sono piuttosto ingombranti e costosi (oltre al fatto che spesso non molto stabili nel tempo per cui richiedono una certa attenzione e conoscenza).

    Il sistema B parte dal presupposto che non si riesca mai per davvero a smorzare le vibrazioni delle cui varie fonti abbiamo appena scritto. In tale logica ricerca il modo di "indirizzare" verso l' esterno le stesse accettando come fatto che alcune realizzazioni devono essere economiche, o poco ingombranti e semplici.
    Per questa tipologia di giradischi, a mio avviso, i miglior supporto esistente, se si possiede un solido muro, è quello a mensola. Verso questa infatti si trasmettono, grazie alla loro vicinanza, immediatamente la gran parte di tutte le vibrazioni prodotte internamente e, tramite la loro geometria ed accorgimenti quali punte logicamente indirizzate, e minimalismo della struttura del giradischi stesso, sicerca di limitare l' entrata delle vibrazioni esterne. Nel caso di impossibilità di usare mensole, tavolini dalla struttura molto sottile e contenuta tenderanno a comportarsi, un po' meno efficacemente (le distanze da percorrere saranno mediamente più lunghe), ma nello stesso modo. In tal senso sarebbero da preferire tavolini mai troppo alti (anche perché più saranno alti e più tenderanno  a "flettere" come si tenderà ad utilizzare mensole "corte" proprio per gli stessi motivi.
    Per l' approccio che hanno, di solito questi giradischi sono privi di sospensioni e rigidamente accoppiati a questo tipo di base.
    Qui è ancora più diffuso, tranne rari casi ma con basi spesso sospese e separate dal motore, l' uso di motori a bassa potenza, all' ascolto però con minori effetti sulla dinamica percepita. Anche queste basi, oramai, hanno FR basse mediamente sotto i 4 Hertz anche le più economiche in assoluto).

    sunny  sunny  sunny


    Last edited by pepe57 on Wed Sep 07, 2016 8:50 pm; edited 2 times in total


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    Re: Appunti... analogici.

    Post  pepe57 on Wed Sep 07, 2016 7:26 pm

    Il secondo punto da considerare è la scelta del braccio da abbinare alla testina (o viceversa se si possiede la testina e non il braccio).
    Partiamo dalla scelta basandoci sull' approccio della Frequenza di risonanza.

    Con il simbolo "C" si intende la cedevolezza della sospensione formata dall’insieme puntina, cantilever, gommino o altre parti addette, bobine/magneti e tutto quanto rigidamente connesso a questo insieme, in parte influenzato dalla sua tensione di uscita/impedenza interna e quindi anche dal suo carico.
    L’elasticità di tutto questo è inversamente proporzionale a C e più essa sarà elevata, più bassa sarà la cedevolezza.
    C indica di quanto si sposta in cu (milionesimo di centimetro) tutto l'insieme se gli si applica una certa forza costantemente o con una certa frequenza.
    Questa forza è indicata in Dyne.
    Per cui, quando si dice che la testina X ha una cedevolezza di 10 cu/dyne a 10 hertz, si afferma che se si applica in una certa direzione e con una certa frequenza data la forza di 1 Dyne alla testina X, il suo cantilever si sposterà di 10 milionesimi di centimetro.
    In tal senso la cedevolezza dovrebbe essere la più costante possibile in ogni direzione. Che questo avvenga, dipende da molti fattori, in particolar modo da come è concepito l'insieme della sospensione e da tutti gli elementi indicati che possono influire sulla cedevolezza. Qui bisogna inoltre ricordare che, per la testina stereo, il movimento dello stilo all'interno del solco registrato su entrambi i canali deve essere, visto “in asse” il più "circolare" possibile.
    La cedevolezza può essere misurata sia in regime statico (zero Hz) che dinamico (10, 100 e rarissimamente 1.000 Hz).
    Quando la cedevolezza viene misurata in regime statico, il valore medio che ritroveremo è circa il doppio di quello che misureremo a 10 Hz e il quadruplo di quello a 100 Hz.
    Legati a vari elementi indicati che influenzano l’elasticità (meglio definita con il termine Costanza Elastica o CE) esistono diversi accorgimenti per calcolare più finemente queste corrispondenze, ma, mediamente, il valore di cedevolezza a 100 Hz (di solito riferito a testine giapponesi) deve semplicemente essere raddoppiato per trovare la propria corrispondenza a 10 Hz. Invece la cedevolezza dichiarata in regime statico (di solito su testine Made in USA) deve essere dimezzata per trovarne il valore a 10 Hz.

    Conoscere la cedevolezza a 10 Hz è importante in quanto, per calcolare la Frequenza di Risonanza (FR) dell'insieme braccio/testina, esiste una formula che prevede l'inserimento del dato di cedevolezza rilevato a 10 Hz e che si riferisce alle testine europee che dichiarano tutte la loro cedevolezza a 10 Hz.
    L’FR è appunto la frequenza in cui l’insieme braccio/testina risuona ed è abbastanza evidente che questo è un fattore negativo. Una testina che risuona "balla" all’interno del solco e, perdendo il contatto coi lati del solco, distorce. Invece una testina deve essere tenuta perfettamente stabile e “incollata” ai due lati del solco tramite un braccio "solido come una roccia", per permetterle di avere massima precisione e dinamica in fase di lettura istantanea, e al contempo "leggero come una piuma”, nell’accompagnare la testina verso il centro del disco lungo la spirale incisa.
    La FR è importantissima in quanto deve ricadere in un preciso intervallo di frequenze: c'è chi dice 8-12 Hz, ma nel limite del possibile sarebbe meglio stare fra i 9-11 Hz. Questo perché, se la FR è troppo elevata, l’insieme testina/braccio si metterà appunto a "ballare. Questo succede perché, nel disco, il messaggio musicale è su quelle stesse frequenze e la testina, leggendole, entrerà in risonanza, sporcando tutto il resto del segnale sonoro. Se invece la FR è troppo bassa, la testina andrà a risuonare su frequenze dove spesso gli LP sono afflitti da spurie ineludibili in fase di stampa. Invece, se risuonerà fra gli 8 e i 12 Hz, dove non c'è alcun tipo di segnale, non risuonerà affatto.
    Questo calcolo tiene solo indicativamente conto che il braccio possieda una sua FR che dipende da molti fattori quali snodo, materiali, forma della canna e “quota” del fulcro rispetto alla puntina, ma, per non complicare troppo le cose, consideriamo che il calcolo che segue offre un’approssimazione decisamente buona.

    La formula per calcolare la FR dell’insieme braccio/testina quindi è:

    FR = A ÷ √ M × C

    Dove:

    A = 1.000 ÷ 2 π = 159,23 (si può anche usare il valore fisso di 159)
    M = somma di tutte le masse (testina, vitine e braccio)
    C = cedevolezza (a 10 Hz)

    Ecco un esempio: se ho un braccio da 12 grammi e una testina giapponese che pesa 10 grammi con cedevolezza 5cu/dyne/100 Hz e voglio conoscere l’FR dell’insieme braccio/testina dovrò per prima cosa trasformare la cedevolezza da 100 Hz a 10 Hz raddoppiando il valore di 5 che diverrà 10.
    Quindi sommerò le varie masse: 10 grammi (testina) + 12 grammi (braccio) + 1 grammo (vitine) + eventuali altre cose (tipo spessori, in questo caso diciamo che sono zero) = 23 grammi totali.
    Quindi moltiplico 10 × 23 = 230.
    La cui radice quadrata è circa 15,17.
    Infine 159 ÷ 15,17 = 10,48 Hz, valore che ricade perfettamente nell’intervallo desiderato di 9-11 Hz.

    Nella gallery fotografica a piè di pagina, alcuni bracci e testine che corrispondono a questo esempio di calcolo della FR.

    Tutto questo dimostra quindi quanto sia determinante il fattore cedevolezza, unitamente alle masse in gioco, nella scelta della testina da accoppiare a un braccio o viceversa.
    Spesso testine a bassa cedevolezza sono piuttosto pesanti e quelle ad alta cedevolezza hanno corpi leggeri. Questo perché, da alcuni anni, i bracci sono quasi tutti di massa media, per cui le testine vengono così concepite e il problema dell’FR completamente errato si allontana anche per il principiante, che magari non avrà una FR ottimale ma probabilmente abbastanza accettabile.
    Il grave errore che viene commesso molto spesso a diversi livelli di utilizzatori è voler insistere a usare bracci “estremi”, per massa troppo alta o bassa o diversa fra verticale e orizzontale in modo esasperato. Di solito datati, senza dubbio ben realizzati, almeno alcuni. Sempre però concepiti per portare testine a loro contemporanee e con caratteristiche molto diverse rispetto a quelle più attuali.

    Questo va integrato con il fatto che per quanto ne so io:

    Quando si applica la formula di calcolo per la FR dell' insieme braccio/testina:

    FR = A ÷ √ M × C

    Dove A = 1000/2pigreco


    Dovremmo sempre ricordare che questo 1000 non è un valore qualunque, ma deriva dal fatto che si considera che un braccio mediamente abbia una FR cadente attorno ai 1000 Hertz.

    In realtà, salvo alcune eccezioni che escono dal range (quasi sempre verso il basso), i bracci hanno una FR che si muove fra gli 900 ed i 1150 Hertz .

    Lo spostamento di questi valori dipende da:

    Massa (che più è elevata e più abbassa la FR del braccio)
    Costante elastica (che più è alta e più la alza)
    Attriti e smorzamento (che più sono alti e più abbassano sia la FR che e sopratutto l'intensità del picco della FR).

    Naturalmente quindi, se un bracci, avesse ad esempio una FR di 900 Hertz. il valore non è più 159 ma scende attorno ai 143 e questo può fare si che si riscontrino valori di FR braccio testina decisamente più bassi di quelli che si immaginano senza conoscere la FR del braccio stesso ed usando quindi il 159 standard di bracci di media massa (da 11 a 15 grammi).
    Anche per tale ragione, io suggerisco sempre di, in assenza di questi dati precisi sul braccio, cercare di stare sempre il più possibile vicino all'ottimale valore di 10 Hertz (in quanto, all' estremo anche con valori "fuori" si resta in range validi  ) come risultato dell' FR braccio/testina.

    Questo, per quanto ne so io.


    sunny  sunny  sunny


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    Re: Appunti... analogici.

    Post  pepe57 on Wed Sep 07, 2016 7:58 pm

    Stabiliti questi punti, parlerei dell' insieme base/braccio/testina e di cosa si cerca di ottenere e quale aa mio avviso potrebbe essere una valida metodologia per farlo:
    Base, braccio, testina... La prima cosa che dobbiamo ricordare nel momento in cui regoliamo questi elementi fra loro è che lo scopo che ci prefiggiamo è la risultante di diversi obiettivi a volte contrastanti fra loro.

    Infatti dovremo avere un braccio capace di tenere ben "ferma" la testina nel solco e al contempo capace di seguire con la massima leggerezza la spirale concentrica verso il centro del disco, opponendo il minimo ostacolo possibile a questo movimento.
    Dovrà mettere la testina nella condizione ottimale di lettura e quindi avere il minore errore possibile nell'angolo di tangenza nella lettura, essere assoggettato a una minima forza di skating, cioè di pattinamento verso l'interno del disco della testina montata su braccio infulcrato, al quale contrapporre, tramite un meccanismo di antiskating una forza opposta, che resterà sempre un sistema impreciso di correzione, comunque a posteriori.
    Dovrà al contempo essere dotato di un ridotto momento inerziale, in quanto nella realtà i dischi non sono perfetti, sia per le ondulazioni che per le non esatte centrature del foro.
    Ma questo richiederebbe un braccio il più corto possibile, per cui l'errore di tangenza naturalmente aumenterebbe. Inoltre eventuali ondulazioni del disco diventerebbero pericolosamente capaci di fare letteralmente decollare la puntina fuori dal solco.

    Naturalmente la base o giradischi vero e proprio dovrà mettere questo braccio in condizione di sfruttare al meglio le sue caratteristiche per non vanificarne le qualità.
    All'insieme base-braccio viene da un lato richiesto di "estrarre" il più velocemente possibile le vibrazioni prodotte dal cantilever e insistenti sul braccio al di fuori dello stesso. Al contempo la base dovrà agire in egual modo rispetto a quelle prodotte dal motore e al contempo isolarlo dalle frequenze esterne.
    L'ultimo elemento richiesto è una rotazione perfettamente regolare, costante e silenziosa.

    Proprio per il fatto che alcune di queste esigenze si trovano in antitesi con altre, il progettista spesso si trova davanti al dover scegliere quello che reputa il minore dei mali e in tal senso si possono trovare giradischi che perseguono filosofie differenti.

    Più recentemente ci si è accorti di quanto fosse necessario ricercare una risonanza dell'insieme giradischi – base e piatto motore – che si posizionasse alle più basse frequenze possibili, cioè lontane dallo spettro udibile.

    Per anni si è tentato di risolvere con soluzioni più o meno efficaci ciascuno di questi singoli problemi relativi a bracci e basi, considerando una filosofia scelta e mirando a quello che si reputava il minore dei mali.

    Per anni si sono prodotti oggetti, ottimi anche alle misure, che mostravano il fianco a parecchie critiche una volta inseriti in un impianto Hi-Fi domestico.

    A un certo punto, però, qualcuno cominciò a vedere il problema nel suo insieme e non più a considerare il singolo componente, ma il giradischi come un tutt'uno di tavolino-base-braccio-testina. Si è vista ad esempio la proposta di Goldmund e del suo giradischi Reference poggiato su un tavolino di una certa altezza – o "bassezza" – e rigidità, completamente accoppiato al pavimento tramite punte.
    Il giradischi in se stesso era di alta massa con un piatto di massa elevata – questo ai tempi, oggi sarebbe più considerata medioalta – con controtelaio sospeso in modo regolabile, ma di base semi-rigido, su un telaio a sua volta poggiato tramite punte al tavolino e trazione a cinghia, la cui velocità veniva controllata da un sistema al quarzo e regolata, così come il braccio, da un meccanismo esterno integrato nel tavolino…

    Il braccio era un ibrido tangenziale/unipivot motorizzato, in pratica un unipivot di media massa e lunghezza la cui base era un carrello motorizzato che si spostava linearmente, e la testina di produzione Clearaudio su specifiche richieste da Goldmund.

    La filosofia scelta da Goldmund per il suo prodotto top era quella della ricerca della massima velocità di estrazione delle vibrazioni prodotte e già una FR- Frequenza di Risonanza di due hertz era garantita.

    Queste furono tutte soluzioni applicate inizialmente su sistemi top che poi ebbero varie ricadute su giradischi ben più abbordabili che apparvero negli anni successivi sul mercato.

    Dall'altra parte si poteva invece vedere una Versa Dynamics che, per il suo modello top di gamma, proponeva di "isolare" completamente la testina e il disco dal mondo esterno tramite sospensione ad aria di tutte le parti in gioco, riduzione massima della lunghezza del braccio – come aveva già fatto, ma in modo diverso, Southern con il braccio Triquartz – accoppiata alla perfetta planarità del disco, sempre con trazione a cinghia e FR attorno a 1,5 hertz. Qui la dinamica veniva intesa come portata più dalla velocità inerziale del braccio, nel Goldmund dall'accoppiamento.

    Naturalmente a questi seguirono diversi altri giradischi e bracci o insieme degli stessi che estremizzavano delle filosofie o che facevano mix di queste, quasi tutti comunque apportarono nuove idee e tenevano conto gli uni degli altri reputando giustamente l'insieme giradischi nella sua totalità.

    Gli ultimi oggetti, quali ad esempio il Caliburn Continuum, ci indicano nuove idee che probabilmente presto si vedranno applicare anche su oggetti meno estremi e costosi.
    Ad esempio l'alimentazione a batteria del motore, o il mix della sospensione magnetica/aria per evitare di stressare il perno, mista a un braccio dual unipivot di materiali nuovi, leggerissimi e rigidissimi al contempo.

    Ma anche i nuovi Pierre Lurné e/o Wilson Benesch con ricerca sulle forme e sul materiale utilizzato per le canne dei bracci, sempre da abbinarsi alle scelte fatte per le basi. O i nuovi Rega. Insomma, i giradischi che ormai non hanno più problemi di FR ricadenti in banda audio e capaci quindi di garantire una vera risposta flat in banda audio udibile sono la quasi totalità.

    Ma vanno ancora visti come oggetti da usare in modo accorto per estrarne il meglio (come già scritto al post 1 ad esempio
    Rega va poggiato, se si può, su una mensola a muro e NON su un tavolino, pur valido...)

    Tutto questo premesso, passiamo alla regolazione vera e propria.

    Per prima cosa, dopo aver scelto il supporto adatto – per le basi rigide, decisamente meglio una mensola, per le altre direi che è abbastanza indifferente – dobbiamo metterlo in bolla. La base del giradischi dovrà essere messa in bolla allo stesso modo e le molle, nel caso di giradischi particolarmente flottanti, andranno regolate in modo che il piano si ottenga in corrispondenza del piatto quando lo stesso, premendo il perno centrale in direzione verticale e rilasciandolo, abbia un movimento perfettamente verticale, "a pistone", senza oscillazioni laterali.


    Il braccio va regolato secondo questa successione:

    Montaggio testina e collegamento pagliuzze secondo codice colori ricordando che rosso = canale DX+, verde canale DX-, bianco = canale SX+, blu = canale SX-. Se su retro della testina non ci fossero i colori o i codici – è raro ma può capitare – basta ricordare che il canale SX è inciso: non è proprio esattamente così, ma è tanto per semplificare – osservando la testina frontalmente mentre legge, sulla "faccia" del solco "interna" e quindi verso il perno. Per cui di solito – e credo che pochissime siano le eccezioni, forse solo la Denon – sul retro della testina in lettura, il pin rosso è quello in alto verso il perno e il verde quello in basso. Il bianco sarà quello alto verso l'esterno e il blu in basso. È consigliabile usare un paio di pinzette, tipo quelle per francobolli, per infilare i cavetti Litz del braccio sui pin. Sconsigliato usare il tester sulle testine, specie MC.
    Regolazione di massima del peso o VTF - Vertical Tracking Force: per evitare danni – salvo pochi rari casi, tipo SME IV o V – io suggerirei l'uso della bilancina amagnetica.
    Regolazione VTA: mettere la canna del braccio orizzontale agendo sull'altezza del braccio.
    Regolazione dell'overhang e controllo errore sui punti nulli: se non si dispone della dima specifica del braccio, o se se ne usa una universale, conoscendone i valori con un cartoncino e della carta millimetrata la si può riprodurre agevolmente.
    Qui, a mio parere, serve un inciso.

    Partendo dal presupposto che tutti  gli LP sono incisi da una distanza massima esterna che dal foro è 146,1 mm e che varia per quella minima vicina all' etichetta  in base alle norme adottate da chi incideva se IEC (60,3 mm), DIN (57,5mm) o quelle previste dacostruttori di bracci tipo ad esempio SME (58 mm), TNT (65mm), Clearaudio (75mm) avremo i 2 null point che variano e che ciascuno di noi in base ad elementi quali lunghezza effettiva, angolo di offset ed overhang, potrebbe calcolare caso per caso (c'è chi addirittura preferisce scegliersi un unico nulla point, non sono d' accordo con questa scelta ma resta pur sempre rispettabile)

    Sulla base delle precedentemente citate norme (standard e studi di alcuni costruttori), i punti nulli A e B di allineamento (in mm dal foro centrale) sono:

                              punto   A   mm:            Null point  B  mm
    IEC -----                       66.0         ----                120.9
    DIN -----                      63.1          ----               119.2
    SME IV/V                       63.6         ----               119.5
    TNT -----                      70.8         ----               123.5
    Clearaudio                    80.8         ----               128.3

    La testina deve essere allineata in entrambi questi due punti.

    I valori dati da TNT e Clearaudio, pur coprendo uno spazio minore offrono, ovviamente se il disco fosse inciso come loro prevedono, distorsioni + contenute; però nel caso di uso di LP "datati", o comunque diversi  o con parecchio messaggio inciso, avvicinandosi l' incisione al centro del disco offrono misure di distorsione (tipicamente calcolate/misurate a 60mm dal perno) elevatissime (al posto di stare entro uno standard 0.4/0.5% si arriverà anche al 4%).
    Come detto, però, gli LP + attuali tendono ad essere incisi + lontani dal foro della distanza prevista con norme DIN (57,5 mm) per cui una maggior distorsione calcolata a 60 mm dal perno (usato di solito),  diventa ininfluente (per questi LP che magari già a 75 mm non sono già + incisi).
    Però ci sono anche dischi vecchi e "vecchi" ove la registrazione giungeva molto + vicina all' etichetta, per ascoltare questi, usare le misure TNT e Clearaudio è quasi follia.
    SME aveva già offerto un riconoscimento di questa tendenza a registrare meno sugli LP ed aveva "spostato" il null point A.
    Direi che attualmente  le misure maggiormente prese in considerazione sono i 66 mm e 120,9 mm  (calcolate sulle norme IEC) che hanno soppiantato quelle usate da Baerwald che si collegava alle alle norme DIN (le migliori per dischi incisi fino quasi all' etichetta) "restringendo" leggermente lo spazio ottimale previsto di lettura (per cui anche adattandosi meglio alle "nuove" realtà di registrazione) e migliorando le distorsioni all' atto pratico (ci sono ben pochi LP registrati fino a 60 mm dal foro).
    Chiuso l' inciso.
    Torniamo alle fasi di regolazione della testina.

    Regolazione precisa peso.
    Regolazione VTL: inclinazione laterale, la testina vista di fronte deve risultare verticale. Necessaria con bracci unipivot o con portatestina "rotabile" se non perfettamente fissato.
    Regolazione antiskating.

    Per tutte queste regolazioni, al fine di facilitarsi la vita, sarebbe consigliabile dotarsi di:
    disco test
    disco in vetro per l'antiskating, oltre a un disco con un solo strumento/voce perfettamente centrale e al solito disco test con la traccia dedicata
    bilancina per peso e sempre disco test per verifica risultato
    una mina sottile e lunga circa 10 cm, 1 pezzettino di scotch e 1 rettangolo di foglio di carta millimetrata 15 cm x 6 cm incollato su cartoncino rigido, per regolare facilmente allineamento nei punti nulli, VTL e VTA

    Se in successivi momenti preferirete regolare il VTA - Vertical Tracking Angle in modo più alto o più basso rispetto alla orizzontalità, ricordarsi di ricontrollare i vari passaggi in quanto, pur se di poco:
    muterete l'allineamento nei punti nulli
    muterete la VTF
    muterete il VTL

    Fatto questo, il braccio è a posto e dopo aver controllato per l'ultima volta che i cavetti Litz che escono dalla testina siano ben raccolti in alto, che non rischino di toccare il disco in lettura e che il lift del braccio sia regolato alla giusta altezza… potete iniziare ad ascoltare!

    Ed era anche ora!!

    sunny sunny sunny


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    Re: Appunti... analogici.

    Post  pepe57 on Wed Sep 07, 2016 8:13 pm

    Una considerazione a mio avviso interessante può derivare dal' osservazione di cosa succede quando si modifica il VTA e se le differenze all' ascolto che percepiamo siano davvero dovute al cambiamento dell' angolo di incidenza verticale dello stilo nel solco. Se è possibile oppure se invece è il fatto che modificando il VTA di modifica anche l' azimut ed il contatto delle facce dello stilo con le facce laterali del solco.
    Tutto quanto segue, anche se comprovato da diverse letture e studi, consideratelo sempre preceduto da un:" secondo me".
    Beh la regolazione del VTA a parer mio è un falso problema, quasi un divertissment.. 
    Se si definisce il VTA come l'angolo che il cantilever ha con il piano del disco si parte da una base "semplificata" ma utile inizialmente (poi si vedrà che non è esatto).
    Per prima cosa bisogna pensare che modificare il VTA di 1 grado corrisponde per un braccio da 9" sollvargli il "culo" di circa 12 mm e che pochissimi bracci riescono ad andare oltre.
    Inoltre va pensato che tutte le case che producono testine dichiarano (preciso: dichiarano, spesdso non mantengono) valori per i loro cantilever che vanno dai 20 a più di 34 gradi (la stra gran parte delle testine oscilla fra 26 e 32 gradi comunque).
    Il problema quindi è che con un qualsiasi braccio non si può regolare un bel nulla (in termini di VTA) se non si ha la testina nata per loro.
    Allora comperando la testina adatta al bracio il problema si risolve?
    Questo, io credo, assolutamente no!
    In effetti il VTA non si dovrebbe mai considerare in base al piano del disco, ma alla linea di incisione che fa il bulino che "scava" + o meno in profondità, e questo incide moltissimo sull' angolo del VTA rispetto al piano.
    Basti pensare che il bulino del tornio di incisione incide la sua linea di incisione che varia da zero (teorico) ad un massimo di 20 gradi dalla linea teorica del "piano" del disco (in base all' etichetta ed al tornio, alla lacca e molti altri fattori)... e il gioco è fatto.
    Inoltre c'è il problema che se il disco è + spesso di 1 mm (come i dischi da 200 grammi) il VTA cambia (sempre per un 9 pollici) ben più del grado compensabile alzando completamente e il "culo" del braccio (servono circa 5mm per 0,5mm di disco con cantilever da 5mm se +è corto son dolori) da una precedente posizione "intermedia".
    Diciamo che poter spostare il "culo" del braccio influenza si il suono, ma non per il VTA, bensì per il peso e per l'angolo della puntina rispetto alla perpendicolare (o AIS valido specialmente per unipivot e per testine superellittiche o fine line).
    Ma ci sono molti parametri che hanno effetto, quali:
    la flessibilità del cantilever,
    complianza,
    lunghezza,
    il peso di lettura,
    la temperatura,
    il trascinamento dello stilo,
    l'altezza di pivot,
    la variazione dinamica della registrazione..
    Ci sono divers metodi per regolare esattamente la testina nel solco nei vari parametri, dall' oscilloscopio e disco test, al programma di Fleickert Adjust +, al Fozgometer (e corrispndenti, però + costosi).
    Di base servono per altro, ma se ci pensi vanno perfettamente bene per la bisogna usandoli un po' "creativamente".
    Ma il fatto è che una volta trovata la posizione perfetta per un LP, potrebbe succedere che per un altro non valga +
    Pensiamo a alla norma (non scritta valida fino agli anni 65 di incidere usando una incidenza di 15 gradi, che poi divennero un po' per tutti 20 (come detto prima) salvo differenze "sul campo" anche molto elevate. (pensa alla vecchia Ortofon SL-15 che divenne SL-20 proprio per i nuovi accordi di incisione).
    Il problema quindi è che se i cantilever variano da 20 a 34 ° si avrebbe bisogno da una posizione intermedia di disporre di 16 cm di escursione in su ed in giù per adattare alle varie testine....
    Se poi ci mettiamo i 20 à di variazione da un Lp ad un altro (teorica misuara max, nella realtà una differenza di 7/8° è + che probabile solo fra dischi pre 1965 e dopo 1965)... servirebbero altri (a 7 gradi) 8,5 cm di escursione....
    Insomma il braccio dovrebbe salire di quanto per aggiustare il VTL? e cosa succede poi alle altre regolazioni (overhang e null point in testa?)
    Se ben ricordo, c' era un articolo della Rega interessante in merito al fatto che il loro braccio non può essere "alzato"
    Per cui, alla fin fine trovata la regolazione "ideale" personalmente io regolo ad "orecchio" (senza stravolgere certe cose) mediando l' altezza con un certo numero di LP e conscio che non saranno mai al top delle misure, ma simili a quanto cerco io.
    Le variazioni che faccio, una volta trovato il perpendicolo/valore ottimale agli strumenti (che si potrebbe definire punto "zero"), in base alla lunghezza del braccio ed ai millimetri che abbassi o sollevi, sono abbastanza limitate.
    MA quando entrambe le facce dello stilo premono immondo identico suli lati del solco, (azimut perfetto), allora si che lo stesso si muove perfettamente e noi percepiamo questo come miglioramento dinamico e di precisione.
    Almeno, io la vedo così.
    Voi?

    sunny sunny sunny


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