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oh che dolor che dolor
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    oh che dolor che dolor

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    aircooled
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    oh che dolor che dolor

    Post  aircooled on Tue Mar 03, 2009 4:44 pm

    mai aver né rancio o lezzo se non del nostro
    che nostro è dubbio se lo sia di iure oppur di fatto
    o se non sia di contro tutto un ghezzo
    e nostro è solo il nostro
    ovvero un flatus vocis ovver di ventre
    o vero è che è vero solo il vero e vero è
    che arròsi siamo e con paffuta solennità
    a interrogarci
    in do’ lo folle tempo sgugna e in do’ finisce
    che ragione comincia
    o se comincia
    che ci comincia la follìa d’averci senno
    e il senno che ci ha la casalinga
    che pesa sale e pesa pasta e poi si sbizza
    per noia terrestre e intelligenza
    che lievita al fondo del secolo o dentro l’utero
    da cui tutti fummo gittati al tutto
    uno per uno
    a far la guerra
    che si fa chi s’ama
    per morte gaudio o carestia comune
    ora che a morte io t’amo
    ed è stagion de doler tanto
    a ciascun omo che di doler talenta
    e per chi no non c’è diverso
    accidente non c’è che per goder lo può mostrare
    che torcia il quotidiano e già soggòla
    per strada il dì di festa e dentro al cesso
    noi che tristi siamo nell’aria dolce
    che da noi s’attosca
    e più non abbiam cognitio o recusatio
    ma il male sì
    quello che è bell’e pronto né costa arra
    quello che non fa rischio e fa l’uomo dabbene
    quello che è male sì ma di necessitate viene che viene
    quando la vita inzolfa e mo’ grilletta
    che poi si grippa e annarca e fa la grisa
    come ora che per un po’ di fumo
    e un po’ più di solo
    s’è matto il cervello e dà di baggio
    il baggio della quinta e della nona
    il baggio di chi si smangia il vivo e spella addosso
    sì che giunto all’osso
    hoc est al fondo
    ma al fondo fondissimo e fonduto
    al fondo di tutte cose di tutte umane cose
    che movono a tornar in do’ son rose
    bene non c’è né gioia
    che c’è il willie o più semplicemente il macht
    che ad uso mio e non di dio traduco verbo
    e faccio chiosa
    che appena ieri c’era ma or dov’è che più non c’è
    e s’è fatto accidente il mondo
    e accidenti tu che io chiamo amore
    ma amor non hai
    che ti falla col verbo anche il valore
    e non ci hai vertute e canoscenza che son le qualità
    che fanno d’ogni animal
    uno che viene sempre tardi
    a quel che altrui ha già dismesso
    ma per risarcimento ci tiene l’io che tiene
    chi senza risicar si pappa il tutto
    né ci ha chi risica del proprio e il proprio rosica
    che proprio e proprio poco senso non da né salute
    se non quel che occorra
    ancora a risicar senza merzede
    che poi prende grande smarrimento
    e io dico io come se poi lo fossi
    e non ambissi a conti fatti anch’io a un non-io
    come fan tutti che per cortesia sociale
    se lo fanno e danno
    senza temere il danno che temo io che a dir chi sono
    son reso muto né mudo penne
    che di mudar non ci ho piacere
    se per piacer ci sono stretto
    a domineddio agli òmini e all’amor mio
    che se poi mudo o crepo
    non cangia stile il mondo né tanto men si fende
    che dio l’è sempre dio e omo l’omo
    e l’amore mio rimane amore
    ossìa un palpito del core e della mente
    che mi trema dentro il tutto e si spaura
    se sol mi guarda e mostra che non si scorda
    che poi si scorda né muta usanza
    se a saper che sapor ci abbia che non ci ho
    l’altrui e il suo
    mi succio il sangue mio che è del polso o d’altra parte
    io che tutte le ho conosciute le notti
    che ti mozzichi i denti per il dì che tarda
    e poi che ce l’hai davanti tutto davanti proprio davanti
    è un bell’affaire o è solo un à faire e basta
    che è molto già se lo si fa
    molto che lo si fa
    e lo si fa che non si sa né c’è altrimenti
    poi che tutte le ho conosciute le strade
    che toggiano in do’ si parte
    che si va si torna e non si trova
    fuor che la morte nulla se non la morte
    che dentro e fuori c’è morte sorella morte
    morte e ancora morte e sempre morte
    che vita abbandona e non condona
    noi che frusti siamo né fatti domi
    a chiedere ragione al tempo del suo tempo
    e a dio d’essere dio e all’omo omo
    mentre l’amore mio rimane amore
    ossìa e chi lo sa perché ti amo
    e chiamo amore te che non ci hai core
    ma l’ardore quello sì e al calor rosso
    che dai sensi viene che viene
    oh sì tu vieni
    oh sì sì sììì
    e vengo anch’io
    in fondo e dentro all’utero o alla tua gola
    sversando con lo sperma ogni ragione
    ma il talento quello no che resta intatto
    e io sol uno
    ancor m’appresto
    a sostener la guerra che sempre tocca
    quei che smessa la pietà per sé e per gli altri
    nel mezzo del cammin della sua vita
    che è solo sua e non è certo nostra
    si trova solo e uno dentro il letto
    e sol e uno lo è anche per strada
    la sera del dì di festa e del feriale
    se piove mangia caga o se s’ammatta
    se fuma fotte parla o se sta zitto
    che morte lui ci ha dentro che lo respira
    e morte anch’io ci ho dentro e insieme amore
    ma tu amore mio
    amore bianco e vermiglio
    amore senza simiglio
    amore e a cui m’apiglio?
    amore bianco e immondo
    amore volto giocondo
    amore dolc’e placente
    amore di me dolente
    amore mio amor tu mi dai morte
    spisciolandomi sul core e sulle idee
    così che giunto al fondo dove or mi tengo
    or vedo e qui m’infollo
    e qui m’incaglio
    che quanto piace al mondo non son le fòle
    con cui da solo si lede chi quello fere
    ma balocchi profumi e quanto è bono
    a chi del suo letame a sé fa strame
    come strame fai tu amore del mio amore
    or che dipana l’anno e io maledico
    il mese il giorno e l’ora che fosti amore
    ossìa un palpito del core e della mente
    che or sì strutti
    salute più non tengo o canoscenza
    né ci ho vertute o altro
    o altro vuoi
    ma che altro vuoi da me che non sia sempre lo stesso
    e dolci baci e languide carezze e viole
    e cattleyes al tuo adulterio
    che a mescolar la scena e un po’ di vero finisce
    che si prende poi sul serio
    il serio della scena e non del vero
    che a dirlo e farlo nessuno mette becco
    ma becco è quel biondin ch’è tuo marito
    e becco anch’io che chi lo sa chi sono
    e qui a frusto a dindi eppure a pappa
    non ci ho nella beltà ristoro al male
    ma il male sì
    sottile
    in cui m’arrocco
    del secolo dell’omo o solo mio
    da quando iddìo segnòr del tempo e d’ogni eterno
    sé disse dio dell’omo e dell’omìno
    che sapiens o insipiens non sciacca lucco
    pretende ancor per sé il cul dell’ens
    e però sciamanni chi lo vòle il suo di giorno
    lo faccia pur di notte a canca e batta
    foresto urbano esperto o imperito
    che tutto scorre come fu già detto
    e poi gli fu obiettato che invece è fisso
    per cui mi doccio
    e sento gran doglianza di dubitare
    e aver motivi al dubbio
    se corre cola scola
    oppur sta saldo
    che mo’ mi par d’un modo e mo’ d’un altro
    sì che mi sfolce il senno
    e mi rimane quel tanto
    che mi dolga ancora d’averne
    e dunque non c’è dunque su cui puntelli
    e a te sì a te amor che indugi e strappi
    da entro al petto mio ogni dolzore
    a te sì a te amor che ad amor mi movi
    io grido che non ci ho rimedio al male
    ma ci ho il furor ch’è mio e sempre allide
    chi dell’urlo suo di sè fa eco e loppia
    sì che giunto dove son giunto
    ovvero al punto
    che fu già detto Tiche
    che mater est puttanissima
    mater dell’omo e dell’omìno
    mi vien la voglia che ci ha chi ha in uso citare
    come esempio i casi suoi
    e giudicando
    che non al postero pertiene la sentenza
    s’arroga di diritto di fatto o di suo arbitrio
    di far con la quistion il punto e la vendetta
    per cui ad un villan che stupido s’inurba
    hoc est a tuo marito e a te medesma
    qui dedico a mo’ di omaggio
    quanto già appresi tra le cosce tue
    sebben da te io sappia e dal tuo biondino
    che son parole solo né ci hanno senso
    come il mio amore e tutto ciò che è mio
    ma tutto insegnarmi tu non puoi o l’unica qui è di fare
    alla fine un po’ alla volta
    o di non fare
    per dopo che dopo è foglia passa che è una vita
    che non abbiam ragione o torto o legge o fede
    e siamo senza ordine e senza rivoluzione
    a spisciolar e a lustrar sul dosso
    poi che fimbria l’intelletto nella schiena
    e fimbria negli ideologici stupori
    e adagio nelle notti che pontano
    berciando senza dolore
    e negli angoli quegli angoli là dove
    il dove è dove
    ma dove siamo
    che nell’immemore equilibrio immemore
    che ci ha il domani
    non c’è domani non c’è sfizio né virtù né argomento
    neanche un lecca lecca o una lattìmma
    c’è che non sia già qui
    et nostalgia di pietra et arcata sopraciliare
    et panico et straforo et testicolo et lume
    et rameggio et christ che dir si voglia
    et l’assolo
    et l’uccel di dio
    et propizievole molto la figa
    et il gotto col suo stampino et il coro
    et il cataclisma et la dolce ferita d’amore
    et la mutanda che non viene giù
    et il poietico
    et la téta
    et Liliana & Marco et nessuno et molti
    et il neuma et crac et sì et cetera
    et erà et rà et à ohi rombolà per cui si sa che
    ci ha messo che
    ci ha messo l’alto e il non potere dell’occidente


    _________________

     
    il meglio va solo con il meglio e non è un caso

    la calunnia disdegna i mediocri e si afferra ai grandi
     

    non discutere mai con un idiota, ti trascina al suo livello e poi ti batte con l'esperienza - ricorda chi sa fa chi non sa insegna
     
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