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la Realtà,la Finzione,la Fedeltà.
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    la Realtà,la Finzione,la Fedeltà.

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    iano
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    la Realtà,la Finzione,la Fedeltà.

    Post  iano on Mon Nov 01, 2010 10:26 pm

    Il fatto che sia possibile percepire come musica la "musica" riprodotta è cosa che diamo ormai per scontata,ma scontata non è.
    Bene è ogni tanto fingere/provare ad immaginare, quel senso di meraviglia che i nostri nonni hanno realmente provato di fronte alle prime riproduzioni musicali.
    Oggi che noi ascoltiamo musica attraverso il nostro evoluto e non gracchiante (non troppo almeno) impianto tutto quello che possiamo dire senza inganno ne autoinganno (o almeno credo) è che esso è uno...strumento musicale ,non necessariamente fedele,se non a se stesso.Anzi sicuramente non fedele.
    Una differenza che dovrebbe subito saltare all'orecchio (ma non sempre accade) fra la musica reale e quella riprodotta è che per quest'ultima ,a differenza della prima, sentiamo il bisogno di descriverne le caratteristiche con termini che ci inventiamo lì per lì e attraverso i quali,miracolosamente, ci si riesce anche a capire.Ciò probabilmente perchè attraverso quei termini riusciamo a scambiarci,richiamandole,esperienze che,a dispetto della nostra soggettività,non sono poi così tanto soggetive, come ci piace credere.O quantomeno è lecito sospettare che si calchi troppo la mano sulla soggettività,che pure c'è e come.
    Così credo sia un inganno pensare che ognuno abbia i propri filtri supesoggettivi attraverso i quali soggettivamente giudica,per quanto ovviamente esista una sacrosanta parte di soggettività che ci distingue l'uno dall'altro.
    La parte del leone la fanno certamente invece i filtri che ci sono comuni e che fanno parte del sistema percettivo,così come è stato deciso dalla nostra evoluzione.
    Così tutto quello che noi aggiungiamo ai dati sensibili,una volta che questi filtri hanno attraversato,è soggettivo solo in quella minima parte che deriva dalla nostra cultura particolare e diversa alla quale siamo però portati a dare una importanza preponderante.Ciò perchè è l'unica componente di cui abbiamo più o meno coscienza,mentre tutto il resto agisce in automatico secondo meccanismi decisi ed approvati appunto dall'evoluzione,ed agisce allo scopo di dare una forma compiuta e plausibile a un quadro fatto di pochi dati,a fronte di una quantità di dati reali potenzialmente di numero infinito,e del poco tempo che ci è concesso per elaborarli.
    Il quadro quindi,ciò che noi cioè siamo usi a definire come l'evidente realtà ,altro non è che un utile finzione.
    Ciò che a noi appare evidente quindi non è mai vero,ma ha solo semplici agganci con la realtà.Finzione alla quale noi aggiungiamo un pò di nostro,ma non così tanto come ci piace o ci dispiace pensare.
    Consci di ciò (più o meno),cioè di questi nostri limiti,ci siamo convinti che gli strumenti di misura possano sopperire a queste nostre presunte deficienze.
    In effetti non si tratta propriamente di deficienze,e gli strumenti di misura non servono ,in prima istanza,anche se è pure vero che lo fanno, a renderci dei superman e ad avere un miglior aggancio con la realtà.Servono invece a permetterci di collaborare su basi comuni,al di là cioè delle nostre soggettività.
    Da qui deriva la vera forza degli strumenti di misura e della scienza in generale,dal fatto che uniti e collaborando noi siamo una forza.
    Gli strumenti di misura non servono quindi a creare oggettività,come comunemente si crede,ma semplicemente ad eliminare le nostre soggettività,che non è la stessa cosa,perchè una volta eliminate le nostre soggettività rimane ciò che è comune a noi tutti e che è la soggettività dell'intero genere umano,soggettività che,tutti noi d'accordo,i nostri strumenti di misura hanno ereditato.
    Se attraverso gli strumenti, e grazie al lavoro d'insieme riusciamo a creare quadri più utili della realtà,e così le cose effettivamente vanno,allora gli strumenti sono OK,ma non si esce dal fatto che questi nuovi e più utili quadri della realtà,continuino ad avere solo degli agganci con la realtà,e continuano quindi a non essere la realtà.
    Per il fatto che tali strumenti appunto hanno ereditato inevitabilmente una delle caratteristiche dei loro costruttori,cioè noi,e cioè il fatto di essere limitati.

    Fatta questa lunga premessa, e tornando a discorsi più prosaici,ma che a noi interessano molto,e cioè la riproduzione musicale,volendo provare a tutti i costi a trovare utili espedienti che ci permettano di capire fino a che punto una riproduzione possa essere considerata fedele, a me ,dopo molti sforzi :)), mi viene questa.
    Una riproduzione musicale è tanto più fedele,quanto meno si sente il bisogno di descriverne con parole le caratteristiche.
    Non quindi quando si giudica che il timbro del nostro impianto è molto realistico,ma quando il timbro non lo nominiamo per niente.
    Questo non vuol dire che se parliamo di timbro (ma è solo un esempio ovviamente) allora il nostro impianto è da buttare,ma significa che abbiamo a che fare con un evento riprodotto.
    Fatto sta che questo evento riprodotto,complici magari nostri particolari stati di grazia,riesce a darci perfino enormi emozioni,proprio come se si trattasse di uno....strumento musicale.
    E' evidente però,ci mettiamo anche del nostro,riusciamo un pò a immagginarci,a fingere,e i casi migliori sono quelli in cui lo facciamo,complice lo stato di grazia, senza sapere di farlo.
    In fondo se tanta lunga premessa è servita a qualcosa,spero sia servita a far capire che la capacità di fingerci la realtà,credendola vera,è proprio nella nostra natura comune,e solo in minima,ma pesante parte nella nostra considerazione,soggettiva,anche se non sarà mai possibile distinguere bene una parte dall'altra,e quindi non sarà mai possibile distinguere bene un tipo di finzione dall'altra.
    Ciao,Sebastiano.

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