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L'hi fi e i luoghi comuni. - Page 3
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    L'hi fi e i luoghi comuni.

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    Pazzoperilpianoforte
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    Re: L'hi fi e i luoghi comuni.

    Post  Pazzoperilpianoforte on Mon Mar 28, 2011 7:12 pm

    Io mi permetto di fare una considerazione.

    Una cosa è parlare di musica e interpreti (o di generi musicali), una cosa è parlare di riproduzione.

    Dico di seguito e dico alla rinfusa dei pensieri che mi sono venuti leggendo gli interventi di Iano e Fausto.

    1. Anche la musica migliore, se male interpretata, finisce per diventare mediocre e poco comunicativa. Anche l'opera più mediocre, se ben eseguita, può svelare comunque una piacevolezza che sulla carta non sembrava avere.

    2. Il genere musicale è solo una gabbia in cui ci rinchiudiamo per stereotipo. Normalmente a me non piace il sinfonico, ma le sinfonie beethoveniane sono, anche per me, fantastiche. Chiunque le esegua: quindi parlo di opere, non di esecuzioni.

    3. Alcuni artisti non sono esecutori ma cantautori. Quindi autori ed esecutori al contempo. Neil Young e la Mitchell sono fra questi. Lì non sono solo le interpretazioni a distinguere le loro opere dal genere cui appartengono: è proprio il valore dell'opera che è diverso da quello medio nella musica dello stesso genere. Come paragonare un Beethoven che esegue Beethoven ad un Clementi che esegue Clementi (con tutto il rispetto per Clementi): non c'è interpretazione che terrebbe, anche se l'interpretazione ci metterebbe sicuramente del suo.

    4. Il compito dell'impianto non è interpretare. Il compito dell'impianto è riprodurre interpretando il meno possibile, al tempo stesso non privando la musica di quell'infinità di colori, di quell'infinità di contrasti dinamici, di quella infinità di accenti che la rendono comunicativa ed emotiva. E' un compito chirurgico, da strumento di precisione. Ma non da interprete. L'impianto che interpreta, che mette del suo, è l'impianto colorato, l'impianto distorto, l'impianto che fa sentire la sua presenza. E che non aiuta la musica ma la distrugge.
    L'impianto che svolge il suo lavoro correttamente, che non interpreta, come il grande interprete rende la musica meglio comprensibile e più coinvolgente. Ma questa è l'unica analogia tra i due. La differenza sostanziale - che rende tra loro l'impianto e l'interprete due fenomeni agli antipodi - è che l'interprete ha un ruolo attivo, artistico, creativo nello svolgere il suo compito. L'impianto no: non fa arte, non crea, se crea sbaglia, deve essere una bilancia di precisione: 1 in ingresso, 1 in uscita; 2,754 in ingresso, 2,754 in uscita; 0,453678 in ingresso, 0,453678 in uscita..... e così via....


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    Re: L'hi fi e i luoghi comuni.

    Post  Fausto on Mon Mar 28, 2011 8:54 pm

    Pazzoperilpianoforte wrote:Io mi permetto di fare una considerazione.

    Una cosa è parlare di musica e interpreti (o di generi musicali), una cosa è parlare di riproduzione.

    Dico di seguito e dico alla rinfusa dei pensieri che mi sono venuti leggendo gli interventi di Iano e Fausto.

    1. Anche la musica migliore, se male interpretata, finisce per diventare mediocre e poco comunicativa. Anche l'opera più mediocre, se ben eseguita, può svelare comunque una piacevolezza che sulla carta non sembrava avere.

    2. Il genere musicale è solo una gabbia in cui ci rinchiudiamo per stereotipo. Normalmente a me non piace il sinfonico, ma le sinfonie beethoveniane sono, anche per me, fantastiche. Chiunque le esegua: quindi parlo di opere, non di esecuzioni.

    3. Alcuni artisti non sono esecutori ma cantautori. Quindi autori ed esecutori al contempo. Neil Young e la Mitchell sono fra questi. Lì non sono solo le interpretazioni a distinguere le loro opere dal genere cui appartengono: è proprio il valore dell'opera che è diverso da quello medio nella musica dello stesso genere. Come paragonare un Beethoven che esegue Beethoven ad un Clementi che esegue Clementi (con tutto il rispetto per Clementi): non c'è interpretazione che terrebbe, anche se l'interpretazione ci metterebbe sicuramente del suo.

    4. Il compito dell'impianto non è interpretare. Il compito dell'impianto è riprodurre interpretando il meno possibile, al tempo stesso non privando la musica di quell'infinità di colori, di quell'infinità di contrasti dinamici, di quella infinità di accenti che la rendono comunicativa ed emotiva. E' un compito chirurgico, da strumento di precisione. Ma non da interprete. L'impianto che interpreta, che mette del suo, è l'impianto colorato, l'impianto distorto, l'impianto che fa sentire la sua presenza. E che non aiuta la musica ma la distrugge.
    L'impianto che svolge il suo lavoro correttamente, che non interpreta, come il grande interprete rende la musica meglio comprensibile e più coinvolgente. Ma questa è l'unica analogia tra i due. La differenza sostanziale - che rende tra loro l'impianto e l'interprete due fenomeni agli antipodi - è che l'interprete ha un ruolo attivo, artistico, creativo nello svolgere il suo compito. L'impianto no: non fa arte, non crea, se crea sbaglia, deve essere una bilancia di precisione: 1 in ingresso, 1 in uscita; 2,754 in ingresso, 2,754 in uscita; 0,453678 in ingresso, 0,453678 in uscita..... e così via....


    Vito:
    rimango senza parole....
    Seb:
    a pranzo quindi saremo in tre.
    Io e te, ovviamente con rispetto, "ascoltiamo"....
    Vito: "racconta"....
    sunny




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    Re: L'hi fi e i luoghi comuni.

    Post  iano on Tue Mar 29, 2011 7:05 am

    Si,da Vito c'è solo da imparare. sunny
    Io lo ripeto,se mi accettate a tavola,sappiate che lavoro di mascelle e di fantasia.
    L'unica cosa che vorrei dire è che secondo me c'è una differenza notevole fra un impianto colorato ed un impianto che ha carattere.Non sò l'esatto motivo di ciò,ma sono convinto che le cose stiano così,e che anzi proprio in questa differenza risieda il segreto della buona hi fi possibile.Perchè sappiamo che un impianto realmente fedele non esisterà mai, perchè quello che esce è sempre diverso da quello che entra,ma è lecito chiedersi se questa distorsione possa essere vista come un'arte.L'arte di saper togliere magari,senza aggiungere se possibile.Questo togliere se ben architettato potrebbe essere la causa del carattere di alcuni componenti.
    Conoscete componenti neutri,quindi privi di carattere,che hanno successo commerciale?sunny
    Quello di continuare a dire che i componenti devono essere neutri ha l'aria di un bel luogo comune,che lascia il tempo che trova.

    Ciao,Seb.

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    Re: L'hi fi e i luoghi comuni.

    Post  Pazzoperilpianoforte on Tue Mar 29, 2011 7:52 pm

    Io infatti non ho parlato di componente neutro... effettivamente si tratterebbe in questo caso di un luogo comune. Io ho parlato di componente lineare.

    Forse possiamo dire che, esistendo inevitabilmente difformità tra gli impianti reali e l'impianto idealmente lineare, gli impianti reali migliori sono quelli che:

    1. Più approssimano l'ideale linearità rispetto agli altri.

    2. In tutto ciò in cui si differenziano dal comportamento idealmente lineare, allo stesso tempo, non pongono problemi alla fruizione del messaggio musicale da parte dell'ascoltatore, perché le loro illinearità: a) sono marginali (cosa sottintesa nel punto 1), e/o b) non sono acusticamente pregiudicanti la godibilità dell'evento riprodotto...



    _________________
    Vito Buono
    __________
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    oppure
    Graaf GM-50 rivalvolato Telefunken/Valvo Amburgo/EI KT90 + ProAc D 25
    ... e tantissima musica!

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    Re: L'hi fi e i luoghi comuni.

    Post  iano on Thu Mar 31, 2011 2:36 am

    Mi sembra che diciamo più o meno la stessa cosa Vito.
    Se tu mentre passi per strada ascolti un pianoforte che suona al terzo piano,capisci subito se quello che sta suonando è un piano vero o un piano riprodotto e,se pure è vero,non si può certo dire che è un suono lineare.
    La distanza,la finestra magari chiusa,pregiudica l'ideale linearità,ma non aggiunge nulla.
    Quando un impianto lavora così va bene,che non vuol dire che debba piacere a tutti.
    In un buon ascolto riprodotto si ha un maggior effetto presenza rispetto ad un ascolto da "terzo piano",ma anche un minor senso di realtà.
    Ci si può inventare una plausibile scena acustica perfino preferibile a quella reale,come quelli che "la partita gli piace di più vista alla TV",ma timbrica e dinamica non possono che difettare,quando và bene.Però ci saranno certe zoommate,certe inquadrature di certi dettagli,una scelta delle azioni e quindi una parziale lettura che da un lato sono necessari e dall'altra possono perfino divenire preferibili per alcuni che vedranno questi limiti come la cornice di un bel quadro.
    Però però,a pensarci,questa storia della plausibile scena acustica inventata dall'impianto,come un plus comunque irrinunciabile...non sarà un altro luogo comune?
    Quando il mio impianto suona ha anche una buona scena,e quando non suona non ha proprio alcuna scena credibile e quando suona bene non ho difficoltà a dimenticarmi della scena,che però quando c'è è un'altra cosa,mamma mia
    Ancora questa cosa non l'ho capita bene...
    Ciao,Seb.

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