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un mondo di ricordi
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un mondo di ricordi

lizard
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Messaggio Da lizard il Gio 29 Mar - 10:59

per qualcuno è solo un nome.
per altri solo un allenatore.
per chi ha vissuto quegli anni,Mondo è stato L'ALLENATORE del toro.
quando le partite si giocavano la domenica,e i negozi erano chiusi.
quando non c'era lo spezzatino del campionato e gli accordi delle pay tv.
quando si sudava ancora in campo,e sulle panchine.
lo ricorderemo così,per aver fatto grandi l'atalanta e soprattutto il toro,quando sapeva ancora vincere ed entusiasmare.
grazie di tutto,Emiliano.
soprattutto per una finale ad amsterdam che ricorderemo per sempre.

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Messaggio Da RockOnlyRare il Gio 29 Mar - 14:56

Mi spiace che non ci sia più, è un altro pezzo del mondo del calcio che se ne va.

Indubbiamente è stato un personaggio che ha caratterizzato quel periodo, che fosse amato o meno, confesso che non mi era particolarmente simpatico pur rispettandolo come persona.

RIP grande Mondonico


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Messaggio Da ispanico il Gio 29 Mar - 16:52

Io invece l'ho ricordo molto bene il Mondo del Toro quando abitavo a Torino...e le sfide all'ultimo sangue con la signora.
Una persona competente a cui non è mai stato possibile vederlo in una panchina che contasse (Fiorentina a parte), a me piaceva come mister e l'ho rispettavo come uomo e opinionista.
Comunque anche lui ci/mi mancherà in questo mondo .

Emiliano R.I.P.


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Messaggio Da the Crimson King il Gio 29 Mar - 20:38

Mi è sempre piaciuto come personaggio, e mi ricorda il calcio dei tempi in cui lo seguivo ancora con tanto entusiasmo. Un abbraccio Emiliano riposa in pace


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Messaggio Da lizard il Ven 30 Mar - 10:32

Niente ci sarà più caro della sconfitta, e lo dico da tifoso del Toro che sul divano addenta la sciarpa per trattenere le imprecazioni, a ognuna delle seriali sconfitte di quarant’anni di granatitudine. Ma niente ci sarà più caro della sconfitta nella notte di ventisei anni fa, quando Emiliano Mondonico sollevò la sedia al cielo, al culmine di tre pali (colpiti da Casagrande, Mussi e Sordo) che diedero la coppa all’Ajax.

E sebbene la retorica della sconfitta sia detestabile, giustificata col ricorso al destino, parolina più consolatrice di Dio, come se le nostre vite fossero determinate da molto lontano: la sconfitta non è colpa nostra. Certo che lo è. E però non è il peggiore dei mali. Mondonico era già arrivato con l’Atalanta a un passo dall’apoteosi, e anche lì fu un palo a negargliela.

E con ciò? Vorrei che il Toro al tempo della mia vita avesse vinto dieci scudetti, ma l’amore della gente per Mondonico non peserebbe un grammo di più, se quella sera uno dei tre pali si fosse tramutato in trionfo. Il calcio dovrebbe insegnare che l’approdo di una sconfitta è una visione più precisa di noi stessi.

Voglio dire che in un mondo in cui ognuno ha un podio su cui installarsi da sé, e da cui rovinerà senza nessuna epica, la sconfitta bisognerebbe invocarla; e poi alzare una sedia al cielo, nella precisa direzione di Mondonico.

Mattia Feltri,La Stampa

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