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Le forme musicali
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Le forme musicali

gciraso
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Messaggio Da gciraso il Mer Nov 27 2013, 22:46

LE FORME MUSICALI (ad usum delphini)

Questo mio breve scritto non ha alcuna pretesa: delle semplici indicazioni di un appasionato ad altri appassionati, che possono essere utili a comprendere il meccanismo della composizione musicale, ripeto, senza alcuna pretesa.

Nella speranza di fare cosa gradita, di seguito ho pensato di scrivere alcune scolastiche note in merito alle forme musicali, diciamo così "ad usum delphini".
In genere le composizioni musicali sono costruite secondo una forma prestabilita. La forma, a sua volta, è la struttura con la quale si organizzano le frasi all'interno di un qualsiasi brano musicale, che sia semplice o complesso non interessa.
Esitono ovviamente molti tipi di forme musicali, alcune regolate da schemi molto rigidi e precisi, altre più libere e flessibili alla fantasia del compositore.
Per individuare la struttura di un brano musicale ci si deve basare sugli stessi criteri utilizzati per individuare le frasi ed i periodi musicali:
uguaglianza,
differenza
somiglianza

Analizzando un qualsiasi brano con questi criteri si possono individuare alcune tipologie standard di forme musicali:
forme monopartite: costituite da un'unica sezione che si ripete uguale o variata;
le forme bipartite, basate sul contrasto tra due parti diverse tra loro
le forme tripartite dove si può individuare una struttura simmetrica che si basa sui criteri del contrasto e della ripetizione;
le forme polifoniche, basate sulla sovrapposizione ed intreccio di più linee melodiche;
infine, le forme libere, nelle quali il compositore non utilizza più schemi predefiniti, ma segue liberamente la propria ispirazione.

LA FORMA MUSICALE MONOPARTITA
E' la più semplice delle forme musicali e consiste in un unico periodo musicale che si ripete più volte, come questo sotto:

Le forme musicali Monopa10

Quella sopra indicata passa con il nome di "ballata", canto narrativo diviso in più strofe, ad ogni strofe si ripete la frase musicale con parole diverse, semplicissima.


l “tema e variazioni” è una forma musicale monopartita. Essa si basa sul principio della ripetizione variata.
Si parte da un “tema”, cioè da una melodia in genere piuttosto semplice e orecchiabile.
Il tema viene ripetuto più volte modificando ad ogni ripetizione uno o più aspetti musicali:
Ritmo
Melodia
Accompagnamento
Velocità
Dinamica
Timbri sonori

In base al tipo e alla quantità degli elementi modificati il tema può trasformarsi fino a diventare irriconoscibile.

LA FORMA MUSICALE BIPARTITA
La forma musicale bipartita presenta una struttura divisibile in due parti. Normalmente le parti hanno un carattere contrastante A e B.
Le “canzoni” sono composizioni di musica leggera costruite in genere con una forma bipartita. Nelle canzoni, oltre alla strofa, troviamo infatti una seconda parte chiamata “ritornello”. Molte danze del 1500/1600 sono strutturate in due parti:
        L’allemanda
        La giga
        La gavotta
        Il rigaudon

L'allemanda, come esempio, si può vedere in una struttura come sotto indicata:

Le forme musicali Allema10

in cui ognuno dei due periodi che la compongono è suddiviso in due frasi simili tra di loro, anche se non identiche

LE FORME MUSICALI TRIPARTITE

La forma musicale tripartita è una delle più usate dai compositori.
Essa si basa su due tecniche fondamentali della composizione musicale:
La ripetizione (far sentire più volte lo stesso tema)
Il contrasto (affiancare due temi diversi tra loro)
La struttura di questa forma è A – B – A      

A = primo tema      
B = secondo tema
A = ripetizione del primo tema
La forma A – B – A è detta “forma a specchio” perché le parti che la compongono sono perfettamente simmetriche.
Lo schema a – b – a viene anche chiamato “aria col da capo” perché dopo la frase b si ricomincia da capo la melodia.


Il minuetto
Il minuetto è un’antica danza francese in tempo ternario.
Fu introdotta da Giambattista Lully alla corte del re Sole, Luigi XIV, nel XVII secolo.
Il minuetto ottenne fortuna in tutta Europa, diventando la danza più rappresentativa del 1700.
La struttura del minuetto è rigorosamente simmetrica, come imponeva lo stile musicale dell’epoca.
La forma è bitematica (con due temi principali) e tripartita (divisa in tre parti).
La prima e terza parte erano suonate da tutta l’orchestra.
La parte centrale è detta “trio” perché in origine era eseguita da tre soli strumenti (un fagotto e due oboi).
Il minuetto era presente in quasi tutte le composizioni strumentali del periodo classico.
Con la fine del ‘700 il minuetto viene progressivamente abbandonato: nelle composizioni strumentali sarà sostituito dallo “scherzo”
Lo scherzo (utilizzato per la prima volta da Beethoven) ha la stessa struttura formale del minuetto, ma un ritmo decisamente più vivace

Le forme musicali Scherm36

Il rondò
Un'altra forma molto importante e largamente utilizzata dai compositori classici è il “Rondò”.
Il rondò, nato nella seconda metà del Settecento, deriva dal “rondeau”, un genere di canto utilizzato in Francia nel XIII secolo per accompagnare un tipi di ballo in tondo denominato 'ronde‘.
Il rondò si basa su un tema principale detto “refrain” (ritornello) che viene ripetuto più volte.
Al refrain vengono alternati altri temi, sempre nuovi, detti “couplets” (episodi).
In genere il ritornello mantiene la tonalità iniziale, mentre gli episodi possono essere in tonalità diverse (bisognerebbe anche spiegare cosa sono le tonalità, magari ci faccio un piccolo scritto a parte)

Le forme musicali Scherm37

E veniamo adesso ad una forma fondamentale nella musica occidentale come la conosciamo, sia essa classica, pop o quant'altro:

La forma sonata
La forma sonata si basa su una struttura bitematica (basata su due temi musicali) e tripartita (suddivisa in tre parti).
In questa forma, oltre ai criteri della ripetizione, variazione e contrasto, si introduce anche un nuovo principio: lo “sviluppo”
Analizzando lo schema costruttivo della forma sonata possiamo individuare le stesse regole usate per svolgere un tema di italiano:
Presentazione dell’argomento
Approfondimento, ampliamento e sviluppo dei concetti e delle idee esposte nella presentazione
Riepilogo conclusivo
Tradotti in termini musicali, questi tre momenti sono chiamati:
Esposizione (vengono presentati i due temi musicali )
Sviluppo (i temi vengono elaborati, ampliati, approfonditi)
Ripresa (i due temi sono riproposti per poi giungere alla conclusione)
La forma sonata è stata utilizzata soprattutto nel periodo classico (seconda metà del 1700) come struttura per il primo movimento di quasi tutte le composizioni strumentali (sonata, duo, trio, quartetto, quintetto, concerto solista, sinfonia).

La forma sonata: esposizione
L’esposizione è la prima delle tre parti che costituiscono lo schema della forma sonata.
A volte l’esposizione è preceduta da una “introduzione” che ha la funzione di creare nell’ascoltatore un clima di attesa e di attenzione.
Nell’esposizione vengono presentati (esposti) due temi musicali.
Questi temi spesso hanno caratteristiche opposte.
Il contrasto principale fra i due temi è che il secondo è in una tonalità diversa dal primo: alla dominante oppure nella tonalità relativa (maggiore o minore).
Spesso il secondo tema non succede immediatamente al primo, ma fra i due vi è un collegamento melodico chiamato “ponte modulante”.
Dopo il secondo tema troviamo le “codette”: parti melodiche che hanno una funzione conclusiva. Dopo le codette termina l’esposizione che in genere viene ripetuta integralmente

La forma sonata: sviluppo
Lo sviluppo è la parte che segue l’esposizione.
Nello sviluppo il compositore riprende le idee musicali presentate nell'esposizione e le rielabora
La funzione dello sviluppo è quella di analizzare gli elementi precedentemente esposti (primo tema, episodi di collegamento, secondo tema, codette) mettendone in luce gli aspetti più interessanti.
L’elaborazione è il momento centrale nel quale il compositore decide quale “svolgimento” dare al proprio lavoro:
Utilizzo tutti gli elementi presentati nell’esposizione, solo alcuni, o addirittura uno solo?
Quale spazio dedico alla loro elaborazione? Poche battute, o mi dilungo per pagine e pagine...
La forma sonata: la ripresa
Allo sviluppo segue la ripresa, che consiste nella ripetizione, in genere variata, dell'esposizione iniziale. La differenza fondamentale tra l’esposizione e la ripresa è che ora il secondo tema è nella stessa tonalità del primo. Per questo motivo il ponte non è più “modulante”. Il ponte viene utilizzato ancora come episodio di collegamento tra i due temi. Dopo il secondo tema ritornano le codette, anch’esse esposte nella tonalità principale. A volte per caratterizzare con efficacia la conclusione del brano il compositore inserisce ancora un episodio chiamato "coda".

La forma sonata veniva utilizzata, soprattutto nel periodo classico, come struttura per il primo (e a volte anche l’ultimo) tempo di quasi tutte le composizioni strumentali.
Era usanza infatti suddividere i brani in più parti (in genere tre o quattro), chiamate tempi o movimenti.
In base al numero degli esecutori le composizioni strumentali assumevano le seguenti denominazioni:
Sonata (uno o due esecutori)
Duo, trio, quartetto, quintetto, sestetto, ecc.
Sinfonia (l’intera orchestra)
Concerto (dialogo tra uno o più solisti e l’orchestra)
Ogni movimento era costruito seguendo uno schema formale diverso.
Nel periodo classico (seconda metà del 1700) una tipica composizione strumentale era strutturata nel seguente modo:
Primo tempo -> Allegro (in forma sonata)
Secondo tempo -> Andante o Adagio (in forma A -B - A)
Terzo tempo -> Minuetto (sostituito successivamente dallo "Scherzo"")
Quarto tempo -> Allegro (in forma sonata o in forma di rondò)

LE FORME POLIFONICHE
Le forme sopra indicate sono sempre costituite da una o più melodie (i cd "temi musicali") che vengono esposte una di seguito all'altra. Le altre parti suonate insieme alla melodia hanno sostanzialmente un ruolo di accompagnamento.
Le altre parti suonate contemporaneamente alla melodia avevano essenzialmente la funzione di accompagnamento.
Un brano strumentale o vocale costituito da una melodia accompagnata si dice “monodico” Il temine “monodia” significa letteralmente “una melodia”
Un brano musicale è “polifonico” quando sono presenti due o più melodie (chiamate “voci”) che si sovrappongono e si intrecciano senza alcun accompagnamento.
Il termine “polifonia” significa “più suoni” (più linee melodiche contemporanee).
La sovrapposizione delle melodie non può naturalmente avvenire in modo casuale, ma segue delle regole compositive molto complesse.
Uno dei principi fondamentali che stanno alla base della polifonia è il principio dell’imitazione.
L’imitazione può avvenire in tre modi:
Per moto retto: Una voce propone un tema e gli altri strumenti “entrano” successivamente a intervalli prestabiliti “imitando” lo stesso tema. Questo procedimento crea un caratteristico effetto di “inseguimento” sonoro.
Per moto contrario (a Specchio): una seconda voce esegue una linea melodica capovolgendo gli intervalli della prima voce.
Per moto retrogrado: la seconda voce esegue la melodia partendo dall’ultima nota e procedendo all’indietro.


Le principali forme polifoniche sono le seguenti:
l'invenzione,
la fuga
il canone.

Il canone (dal greco “kanon” = regola) è una forma polifonica basata sul principio dell’imitazione.
Può essere realizzato da due o più parti vocali o strumentali.
Consiste nel fare iniziare una melodia da una sola parte e di farla seguire, dopo un tempo prestabilito, da una seconda parte che imita rigorosamente la melodia iniziale.
Anche le parti successive, se presenti, seguono lo stesso procedimento

Il canone può essere di due specie:

• Canone infinito (o perpetuo)
nel quale l’imitazione ricomincia sempre da capo (per un numero di volte a piacere) e termina con le voci che si arrestano l’una dopo l’altra in ordine inverso rispetto all’inizio.
• Canone finito
nel quale l’imitazione si arresta con una o più battute conclusive.

Un esempio che tutti conoscono di canone infinito è "Fra Martino", che come si può vedere può andare avanti senza termine fino alla fine:

Le forme musicali Scherm38

Altro celeberrimo canone, eseguito anche in concerto, è quello di Pachelbel, di cui si mostra l’inizio:

Le forme musicali Scherm39

Le forme polifoniche: l’invenzione
L’invenzione è una forma strumentale polifonica che si basa sul principio dell’imitazione.
A differenza del canone, nell’invenzione le voci non si limitano a ripetere il tema ma lo possono variare e sviluppare in vari modi.
La forma dell’invenzione è stata sviluppata e utilizzata da Johann Sebastian Bach (1685 – 1750).
Bach ha composto due serie di 15 invenzioni, a due e tre voci, per clavicembalo.
In questi brani la polifonia non si sviluppa tra strumenti diversi ma attraverso la possibilità del clavicembalo di eseguire più suoni (e melodie) contemporaneamente.


Le forme polifoniche: la fuga
La fuga è la forma polifonica più rigorosa, complessa e impegnativa.
La fuga può avere un numero variabile di voci, generalmente da due a quattro, ma in alcuni casi anche cinque o più.
Le parti che la costituiscono sono:
Il soggetto (o tema)
rappresenta il nucleo che sta alla base di tutta la costruzione: viene subito esposto all’entrata di ogni voce.
Il controsoggetto
si tratta di un nuovo tema che segue immediatamente il soggetto: in una fuga possono esserci più controsoggetti.
La risposta
è l’imitazione del soggetto eseguita da una seconda voce nella tonalità di dominante (quinto grado).
I divertimenti (o episodi)
sono basati su frammenti del soggetto o del controsoggetto: vengono sviluppati liberamente.
Lo stretto
si tratta di un episodio nel quale i temi vengono eseguiti in modo ravvicinato (più stretti) creando l’impressione di un inseguimento.
LE FORME LIBERE
Con l’avvento romanticismo (XIX secolo) i compositori abbandonano progressivamente le strutture formali che avevano caratterizzato la musica del periodo classico. Nascono così delle nuove forme musicali “libere” cioè completamente svincolate da schemi prestabiliti.
Il compositore romantico desidera esprimere in musica la sua realtà umana, fatta di sentimenti, speranze e ideali. Per questo motivo egli lascia che la forma si sviluppi liberamente, senza preoccuparsi di stabilire a priori il tipo di struttura da utilizzare.

Le principali composizioni basate su forme libere sono: • L’improvviso
La fantasia, uno per tutti gli autori Schumann;
Il notturno, Chopin docet
Il foglio d’album, ad esempio la famosa sonata "Per Elisa" di Beethoven
La rapsodia, composizione ad un solo movimento di carattere libero e molto variegato, spesso con variazioni.
Le forme narrative
La musica è un linguaggio di comunicazione.
Essa può descrivere, narrare, suscitare emozioni e sentimenti al pari di un racconto, di una poesia o di un quadro.
Dal punto di vista comunicativo possiamo individuare tre tipi di musica:
La musica descrittiva
dove il compositore cerca di descrivere con i suoni delle immagini reali (il canto degli uccelli, il sibilo del vento, lo scoscio della pioggia, il boato del tuono, ecc.).
La musica a programma
Nella quale il compositore segue una trama prefissata (un “programma”) come una storia, il racconto di un viaggio, il commento di un brano poetico, la rappresentazione di un dipinto, ecc.
La musica pura o “assoluta”
in netto contrasto con gli altri generi, non racconta niente altro che se stessa. Deve essere ascolta e goduta seguendo il suo svolgimento come un puro gioco sonoro.
Quando un artista si serve della musica per raccontare o descrivere qualcosa in genere non si preoccupa della forma che assumerà la sua composizione.
La musica si svolge liberamente per potersi adattare agli “episodi” o alle immagini che deve raccontare o descrivere.
Queste forme “narrative” presentano quasi sempre uno svolgimento privo di interruzioni, in un solo movimento. Come le altre forme musicali “libere” anche le forme narrative nascono nel periodo del romanticismo e si sviluppano per tutto il XIX e il XX secolo.
La più celebre forma musicale narrativa è il poema sinfonico, un genere di musica orchestrale ispirato ad argomenti letterari, poetici, storici, pittorici e anche autobiografici.
L’inventore del poema sinfonico è stato il compositore ungherese Franz Listz.
Altre forme narrative sono:
Il quadro sinfonico
brano musicale di genere descrittivo e pittorico.
Lo schizzo sinfonico
più breve e conciso nello svolgimento dei temi.
La fiaba sinfonica
composizione a contenuto favolistico con voce recitante.
Lo scherzo sinfonico
ispirato a storie o personaggi divertenti.
La discussione sulle forme musicali può andare avanti ancora per un bel pezzo, questa sopra indicata è una semplice descrizione estremamente sintetica e senza alcuna pretesa di essere esauriente. L'argomento è abbastanza complesso ma essenziale per conoscere anche dal punto di vista "tecnico" come si è evoluta l'arte della composizione nel corso dei secoli ed anche per distinguere all'interno di un singolo pezzo le caratteristiche formali.

Questo per me non toglie il piacere di ascoltare della buona musica, anzi, semmai lo aumenta.

Sempre buoni ascolti.
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Messaggio Da desmoraf68 il Gio Nov 28 2013, 09:10

Molto interessante ... bravo! applausi applausi 


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Chi sa fare la musica la fa, chi la sa fare meno la insegna, chi la sa fare ancora meno la organizza, chi la sa fare così così la critica. (Luciano Pavarotti)

Gli appassionati di musica sono assolutamente irragionevoli. Vogliono essere sempre perfettamente muti quando si dovrebbe desiderare di essere assolutamente sordi. (Oscar Wilde)

Non posso immaginare la mia vita o quella di chiunque altro senza la musica: è come una luce nel buio che non si spegne mai. (Martin Scorsese)

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Messaggio Da piroGallo il Gio Nov 28 2013, 09:25

Ebbravo Giova.
Un ripassino che Giova assai.


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Gianni

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"L'uomo che non ha la musica nel cuore ed è insensibile ai melodiosi accordi
è adatto a tradimenti, inganni e rapine; i moti del suo animo sono spenti come la notte,
e i suoi appetiti sono tenebrosi come l'Erebo: non fidarti di lui."
(William Shakespeare, Il mercante di Venezia)

"Meno muggiti e più ruggiti"
(Autocitazione)

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