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Perché i Vinili sono rumorosi
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Perché i Vinili sono rumorosi

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Messaggio Da pepe57 il Gio Giu 20 2019, 12:57

Riallacciandomi ad un altro 3D ho pensato di parlare di un punto che, a parer mio, è parte importantissima di chi ascolta in vinile e di cui forse non si parla a sufficienza.
Tutti quanti avremo notato che nel nostro parco dischi ce ne sono alcuni che sono più silenziosi di altri e che questo a volte non è legato all' età o alle volte che il vinile è stato ascoltato.
Partirei da alcune considerazioni:
Prima del vinile si usava la Gommalacca. Questo materiale, essendo più fragile richiedeva una spaziatura e profondità del solco più importanti (per questo doveva essere letto a 78 giri ed il solco era monofonico).
Il PVC grazie alla sua modellabilità e resistenza permise un solco di profondità e spaziatura più bassa.
Se ci fate caso, molto spesso, vinili vecchi o garantiti vergini, tendono ad avere meno disturbi, perché?
Le mie risposte personali sono:
1) il Vinile vergine essendo puro materiale plastico, si può "consumare" (nel senso che le modulazioni più piccole, coi passaggi dello stilo, che per attrito diventa rovente, possono ridursi nel tempo (specie se si ha l' abitudine di riascoltare un brano appena ascoltato. Così facendo non si dà tempo al solco di raffreddarsi. Questo ripassare subito un LP appena ascoltato lo si può notare quando trovate sullo stilo il "nero", che non è polvere, ma vinile caldo che si è appiccicato (più o meno in base al taglio dello stilo) sullo stilo. Alcuni consigliano dopo l' ascolto di lasciare a riposo l' LP almeno 24 ore, per me è eccessivo, ma un' ora, io credo, servirebbe.
esisteva solo anni fa, ora non ce ne è praticamente più.
2) però il vinile vergine si consuma gradualmente e non crea (beninteso se usato pulito con stilo pulito) "scalini" o "buchi" che possono fare Tic Tac.

A parer mio questi "scalini/buchi" vengono creati sul vinile vergine sono dalla polvere (o da un uso maldestro dell' LP) che si deposita ed attratta sul disco mentre "gira" (per questo un pennellino durante il funzionamento... ricordate ai tempi i braccetti con pennellino montati sui gira? Anche testine come la V15? o la Stanton?) e che è formata in buona parte da quarzo che si infila nel solco, al passaggio dello stilo viene trascinato/conficcato nello stesso e lo rovina (e alla lunga rovina/consuma anche lo stilo).

Il vinile di oggi...
Vergine non esiste praticamente più, si parla sempre di riciclato. Ma  il PVC ha dei limiti (del tipo, non è a suo agio con la luce, infatti una volta spesso sulle copertine degli Lp c' era l' avvertenza di tenerli lontani dalla luce) e per tutti gli usi industriali (tipo ad esempio le grondaie etc) viene plastificato per ridurli.
Pe farlo si utilizzano anche vari sali (oggi di Calcio e Zinco, una volta anche di Cadmio).
Quando si va a riciclare/macerare e fondere questo materiale questi sali restano nel PVC. Nell' industria OK... ma per un LP...
Non abbiamo più un vinile composto da solo PVC ma un mix di PVC e minerali...
Quando il solco viene stampato, a seconda di dove sono questi micro granuli di minerali, possono restare sulle "faccie" del solco per cui, pur avendo preso tutte le cure del caso, e immaginando di vivere perfino in una stanza apirogena... quando lo stilo passa nel solco e "raschia" su queste particelle prima o poi le "strappa" via e oltre a lasciare il "buco" trascinando nel solco i detriti, lo graffia... e il tic tac è immediato.
A volte ci sono questi tipi di residuo persino nella matrice di stampa dell' LP e gli LP stessi, nuovi, avranno bel TAC in quel punto (chi possiede un recente OMR di Atom Heart Mother dei Pink Floyd ad esempio lo sa benissimo, ma anche altri recenti OMR, per recenti intendo tutta la produzione 200 grammi OMR da quanto non usano più, non esiste più, il Supervinyl di una volta, come anche le presse d' altronde).
E ora mi taccio che starete tutti dormendo ormai!

sunny sunny sunny Sleep Sleep Sleep


PS: avevo scordato che questi detriti, quando si infilano gli LP nelle buste, sono anche causa dei leggerissimi graffi superficiali "radiali" che si osservano controluce.


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Messaggio Da carloc il Gio Giu 20 2019, 14:18

Grazie Pietro,
un altro pezzo di storia dell'analogico. Terrei il thread in evidenza, a futura memoria :)


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Messaggio Da zulele il Gio Giu 20 2019, 15:27

Ne approfitto per una domanda non strettamente attinente, ma su una questione che viene citata anche nell'intervento iniziale.

Se, al passaggio dello stilo, le incisioni sul solco raggiungono temperature elevatissime (e non ho dubbi che sia così), tanto da liquefare o plasticizzare la parte superficiale, come si ricrea la forma originaria al raffreddamento ?

E' vero che si tratta di una parte sottilissima della superficie del solco, ma da una parte tutte le grandezze in gioco sono piccolissime, quindi immagino basti davvero poco, dall'altra se posso supporre che al primo o secondo passaggio le deformazioni plastiche (cioè irreversibili) siano così limitate che le pareti del solco rappresentano ancora una buona approssimazione di quelle originali, tuttavia a ogni ascolto questa approssimazione peggiora sempre più e in modo non lineare: c'è più differenza fra il sesto passaggio e il quinto che fra il quinto e il quarto, perché dopo il sesto passaggio nel migliore dei casi il vinile plasticizzato sarà un'approssimazione del quinto, che era un'approssimazione del quarto, che era un'approssimazione del terzo, che....
Insomma, mi verrebbe da pensare che un simile meccanismo dovrebbe far deteriorare molto molto in fretta un LP, fino a rendere l'album di fatto irriconoscibile dopo 10-20 passaggi a essere ottimisti. Le asperità del solco dovrebbero appianarsi molto in fretta e di fatto la musica sparire, lasciando spazio a una nota (o rumore) indistinta continua.
Invece è esperienza comune che così non è. Ho dischi di 40 anni fa, presi da ragazzo quando, come molti ragazzi, ascoltavo lo stesso disco tutti i giorni anche più volte al giorno, penso che abbiano addosso svariate centinaia di ascolti. Eppure, sebbene non siano più 'come nuovi', sono ancora molto, molto vicini all'originale -e fra parentesi, nella maggior parte dei casi e con alcune dolorose eccezioni sono rimasti silenziosi, con i 'toc' che si contano sulle dita di una mano -in senso letterale- per ciascuna facciata.

In generale, anche i dischi più vecchi, usati (anche male) e rumorosi, non vanno verso quella configurazione di 'solco piallato' di cui parlavo prima. Aumenta il rumore, aumenta la distorsione, certamente molto si perde, ma rimane di più.


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Messaggio Da pepe57 il Gio Giu 20 2019, 16:20

Forse non mi sono spiegato bene.
Al passaggio dello stilo il solco si surriscalda, ma non si deforma. Questo perché il tempo del passaggio/riscaldamento è brevissimo e il PVC regge alte temperature per tempi brevi, mentre il PVC (che di suo è bianco) tende ad ingiallire ad elevate temperature (tipo 180 gradi, senza deformarsi) fra  i 250 ed i 400 gradi invece raggiunge il punto di fusione (sempre in base al tempo che ci rimane beninteso, brucia a 600, ma se ci passo per un istante "al volo" una fiamma a 600° non succede nulla).
Per questo comunque i dischi sono quasi tutti neri, se ci fate caso, se li avete, vedrete che quelli bianchi, con il tempo tenderanno al paglierino (cotti dal passaggio dello stilo) o, se lasciati al sole, anche dal sole (che non ha bisogno di arrivare a 180°, solo che avrà molto tempo per scaldarli. sunnysunny

Ma, se quando si cerca di fare test comparativi di un cavo (o altro), ad esempio, si ripassa subito (con subito intendo dopo un paio di minuti) lo stilo sulla stessa parte di solco, e questa non ha fatto in tempo a raffreddarsi, la temperatura più elevata d' inizio innesca una temperatura più elevata al passaggio.
Quindi se si ripete il test più volte, dopo un certo numero di passaggi il solco diventa talmente caldo che il PVC tenderà a sciolgiersi e ad appiccicarsi sullo stilo (lasciandolo nero e, una volta raffreddato, difficilissimo da pulire).
In questo caso si che sopratutto le gamme acute (rappresentate dalle "creste"  più piccole) tendono a perdere/spianarsi e, se il vinile non è puro, i "massi" dei minerali inclusi (a qualsiasi frequenza/ondulazione) se ne andranno a spasso nel solco.
Fra l' altro essendo un materiale isolante (e che quindi trattiene la temperatura), gli LP "pesanti" avranno bisogno di un po' più di tempo per raffreddarsi.
sunny sunny sunny


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Messaggio Da zulele il Gio Giu 20 2019, 17:05

ah, ecco !!
in effetti non mi riferivo direttamente al tuo intervento (tu ti eri spiegato bene, solo che stavi trattando altro tema), ma ad altri letti qua e là, che lasciavano intendere -o comunque io così avevo capito- che a ogni passaggio il PVC plasticizzasse sviluppando deformazioni irreversibili.

fino a oggi, però, non avevo mai visto i numeri e quindi non mi ero fatto un'idea precisa.
da una parte quindi il meccanismo di plasticizzazione-fusione mi pareva del tutto plausibile in sè (assunto che si sviluppasse una temperatura sufficiente, cosa che ci dici non essere), dall'altra l'evidenza mi dava indicazioni contrarie.

ora, coi numeri, direi che le cose mi sono più chiare Embarassed .

grazie mille, e chiedo scusa per l'OT.


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Messaggio Da martin logan il Gio Giu 20 2019, 17:24

Mi ricollego a quanto ha appena scritto @zulele ... anch'io avevo conservato una ventina o poco + di dischi comprati nuovi da giovane, e ascoltati non solo parecchio, ma con apparecchi tipo compattone Lesa che al posto della puntina avranno avuto una zappa spuntata Perché i Vinili sono rumorosi 775355 .
Nella consapevolezza della "febbre da analogista" ho recuperato questi LP e li ho ascoltati su diversi gira di livello basic, medio e medio alto: mi aspettavo qualcosa di decaduto e inascoltabile. Invece c'è un rumore di fondo maggiore che su un LP originale (non prendo - o quasi - ristampe attuali) M o NM anni '80, ma la musica è perfettamente godibile. Se il lettore, quindi il trittico piatto-braccio-testina, sono OK il suono c'è, e non è per nulla fastidioso.
Di recente ho fatto un piccolo esperimento (chissà quanti di voi lo avrà fatto): a una fiera del vinile trovo una edizione praticamente nuova di un disco che già ho (di quelli presi 40 anni fa e sentiti 1000 volte con il Lesa), visto che costa pochi euro lo prendo e lo confronto. Rumore di fondo impercettibile rispetto a quello "usurato" e maggiore brillantezza sull'acuto. Per il resto l'ascolto è paragonabile (credo) per almeno l'80% degli audiofili - quelli che non hanno orecchie da pipistrello, insomma. Credo che ripeterò l'esperimento con qualche altro disco, anche se bisognerebbe trovare QUELLA identica edizione pari a nuovo, cosa non semplice dato il tempo trascorso.

P.S. - negli ultimi giorni sto leggendo contributi "analogici" di buon spessore e grande interesse. Bravi, continuate così cheers cheers cheers
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Messaggio Da Francemare il Gio Giu 20 2019, 18:28

Se ti capita prova ad ascoltare i tuoi dischi vecchi con una testina Gold Note Machiavelli Red: ha un profilo dello stilo “particolare” che va a leggere su una parte del solco non toccata dal compattone Lesa (nel mio caso era un compatto e Philips ....) , avrai delle belle sorprese ...
PS: io parlo della Machiavelli perché quella ho usato, non so se altre testine GN abbiano quel profilo .....


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Ciao a tutti  sunny Francesco
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Messaggio Da alanford il Gio Giu 20 2019, 21:17

la sezione analogica di questo forum e' il TOP  sunny sunny
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Messaggio Da carloc il Gio Giu 20 2019, 21:51

@alanford ha scritto:la sezione analogica di questo forum e' il TOP  sunny sunny
Perché avevi dei dubbi?  Perché i Vinili sono rumorosi 775355 Perché i Vinili sono rumorosi 775355 Perché i Vinili sono rumorosi 775355


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Messaggio Da montanari il Lun Giu 24 2019, 16:49

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messa in prima pagina, ne seguiranno altre
Grazie Pietro


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le spese grosse le facevo per i vinili o se non sono in flac godi solo la metà

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