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Messaggio Da Pazzoperilpianoforte il Lun Mag 23 2011, 12:18

Restando a Mozart, Gian, non posso che confermare anch'io(e lo si intendeva credo bene dal mio "racconto" sul K271) che molte singole prestazioni nei concerti possono essere pregevoli più che non le interpretazioni contenute nelle integrali di riferimento. Stessa cosa può certo dirsi dei concerti beethoveniani, ma in generale di qualunque serie di composizioni soggette alla diffusione di integrali. Comunque chiedevo pareri soprattutto a Carlo non per mancanza di interesse nelle tue opinioni (ci mancherebbe altro!!), ma perché notavo silenzio da parte tua e di Emanuele.... e quindi vi ho immaginato poco presenti al momento su queste schermate....

Geza Anda sicuramente rimane un riferimento per il Mozart pre-filologico. Ma oggi è per me difficile non notare, ascoltandolo, quanta acqua sia passata sotto i ponti e quanto di quelle registrazioni, pur valide, ascoltato oggi spinge a più riserve di quante se ne potesse ragionevolmente fare un tempo. Certo non si tratta di un Mozart bomboniera, ed in questo Anda precorreva i tempi.

Per Uchida e Perahia, tutto sta a vedere che idea abbiamo di Mozart. Di certo il livello esecutivo è alto (l'avevo già detto di Perahia), e quindi non sono rintacciabili mende che possano spingere qualunque critico ad obiettare granché. Ma io non essendo un critico, posso dire senza tema di essere tacciato di mancanza d'equilibrio che il Mozart tutto bel suono e eleganza (e un pò - questo si - bomboniera) della Uchida mi interessa veramente molto poco (per non dire per niente), allo stesso modo di come mi interessa molto poco - per fare un altro nome - il Mozart concertistico molto recentemente interpretato da Pollini (a questo punto rispetto ai due preferisco veramente Anda, che non di rado emoziona con certe alzate di ingegno interpretativo che ci spingono quasi oltre Beethoven - stilisticamente - ma almeno illuminano debitamente il lato di Mozart meno ancorato al settecento e più proteso verso orizzonti espressivi futuri). Diverso in parte il discorso di Perahia, che in quei concerti mozartiani con minori connotazioni pre-romantiche o patetiche rispetto al K271 può anche essere una valida alternativa a Brendel, ma che negli altri non si distingue per la rivelazione di particolari e nuovi (ed emozionanti) orizzonti espressivi. Ecco perché sia parlando del concerto K271 di cui dicevo prima in particolare, sia parlando della integrale, non mi sento di anteporlo a Brendel, la cui integrale oltretutto oggi è acquistabile con una somma di denaro veramente minima (cosa non credo ininfluente per i neofiti). Dovendo dare un consiglio sul K271 e su una integrale mozartiana al piano, quindi, per me la prima scelta assoluta è Brendel+Marriner. Gli altri non demeritano ma complessivamente restano indietro....

Resta da dire delle interpretazioni dell'opera 19 di Beethoven....
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Messaggio Da pluto il Lun Mag 23 2011, 14:23

In linea di massima siamo d'accordo su molto (e non è poco). In fondo io esprimo solo le mie piccole preferenze e non voglio certo spingere in una direzione o meno.

Concordo sullo strepitoso affare rappresentato dal Brendel integrale al momento. (che ho deciso di acquistare peraltro giusto x contrapporlo a Perahia che ho in vinile).

Sulla Uchida, be si, sicuramente molto legata alla levigatezza del suono e del gesto (mi sembra anche dal modo di suonare alla tastiera- io non sono un esperto ne suono, ma a vederla sembrerebbe proprio). Ciò nonostante talvolta la purezza del suono in sè, può essere affascinante a scapito della interiorità che tu sembri prediligere in questo momento. Se devo essere sincero ascolto maggiormente gli altri 2, ma ogni tanto non mi dispiace riascoltarla.

Ultimamente sono incappato in un paio di Cd di Alicia de Larrocha con Solti (conc 24/25/26/27) - solita magnifica registrazione Decca. Non mi è dispiaciuta x niente. E' un Mozart con tutta la potenza di una grande orchestra, quindi direi lontano dai tuoi criteri, ma molto piacevole. Più piacevole del Cd di Pollini che ho comprato in contemporanea con il 12 ed il 24 (Live)

Anche se la Larrocha resta a mio avviso interprete insuperabile nella musica di casa sua, vedi Albeniz etc di cui mai parliamo Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 424797 Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 424797 sunny sunny
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Messaggio Da Pazzoperilpianoforte il Lun Mag 23 2011, 15:37

Potresti parlarne tu Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 625723 ....


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Messaggio Da pluto il Lun Mag 23 2011, 16:00

Ma mi sembra che non interessi a nessuno Vito, per cui magari rimandiamo ad altro momento.
Vai pure con il Beethoven che sembra interessare molti ed un ripassino non fa mai male - Sto giusto rippando lo strepitoso XRCD 24 di Richter/Munch con il 1° di Beethoven e la Sonata nr 22 OP 54. Disco formidabile che raccomando a tutti. Purtroppo costicchia e dura solo 48 min ma Rolling Eyes Rolling Eyes

e fa il paio con l'altro XRCD dell'Appassionata. Vi posto un sito interessante dove c'è anche qualche rimando e rece se avete voglia di darci un'occhiata

http://www.dagogo.com/View-Article.asp?hArticle=509
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Messaggio Da Pazzoperilpianoforte il Lun Mag 23 2011, 16:09

Entrambi molto belli quei dischi, soprattutto nella versione eccellente XRCD... peccato che il primo movimento del concerto presenti un forte hum sul canale destro... Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 917604


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Messaggio Da ema49 il Lun Mag 23 2011, 16:21

@Pazzoperilpianoforte ha scritto: Comunque chiedevo pareri soprattutto a Carlo non per mancanza di interesse nelle tue opinioni (ci mancherebbe altro!!), ma perché notavo silenzio da parte tua e di Emanuele.... e quindi vi ho immaginato poco presenti al momento su queste schermate....


Sempre presente e vi leggo con piacere. Come sai e come postato a suo tempo, di Mozart sono interessato solo alla cameristica. Nessun concerto o sinfonia mi attira particolarmente..ti ricorderai.. parlammo parecchio dei suoi quartetti. Da ciò il mio silenzio, darei pareri poco o punto interessanti.
Continuate pure su Beethoven, alcuni concerti per pf li ascolto volentieri e qualche idea in merito me la sono fatta...anche se, pure con Beethoven, è la cameristica la mia preferita.


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Messaggio Da carlo il Lun Mag 23 2011, 16:44

@Pazzoperilpianoforte ha scritto:
@Carlo.
Devo dire che mal sopporto il Mozart tradizionale delle registrazioni pianistiche pre-Brendel. Tu tra quelle registrazioni hai qualche integrale di riferimento? E già che ci siamo - se ti va di darmi una mano - quali integrali preferisci dei concerti di Beethoven?

Alcune note preparate e scritte durante le vs. repliche:

Per quanto riguarda il Mozart pre-Brendel, beh, devo dire che Gieseking (EMI) è sempre un gran bel sentire. Rimarrà sempre sul coté arioso di Mozart e mancherà di centrare gli aspetti più scuri, tuttavia è un esempio di chiarezza, classe e gusto. Ti dirò che mi piace più di Schnabel e di Fischer, che sono gli altri suoi coevi titolatissimi, e che sono più accreditati (soprattutto EF).
Rimanendo sui pianisti che hanno fatto la storia, Serkin con Abbado oggi è in cima alla mia lista di preferenze, per equilibrio complessivo, amalgama d'insieme, e livello dell'orchestra. Più anche di Brendel, del quale è più elegante, meno acceso.
Michelangeli con Giulini, specialmete perché impegnato nei numeri virtuosi (415, 450, 488), prima ancora che nelle recenti riproposte con Garben, è un altro vertice di perfezione, discutibile ma irresistibile: il suo 488 (che è il mio concerto mozartiano preferito) non è a tuttoggi eguagliato soprattutto per quanto riguarda la rifinitura strumentale. Ma se ci mettiamo ad analizzare le singole prove, non finiamo più (e ci sarebbe il 491 di Gould, sul quale si potrebbero dire delle cose molto pericolose).

Quanto alle integrali complete su pianoforti neri, citerei per prima quella di Geza Anda nobilissima ma che io trovo un po' pallida. Si pensa un po’ troppo addosso, per usare un’espressione forse violenta che però vuol rendere l’idea del suonare privo di spontaneità che è tipico di Anda, e che in Mozart rischia di diventare peccato capitale.

Perahia è molto calligrafico e fa molto "Park Avenue", quindi in un certo senso manca di cavare dalla partitura gli aspetti più saporiti e stimolanti. Godibilissima, felice e spumeggiante, ma alla fine un po' ferma su se stessa. Da un punto di vista tecnico è, peraltro, quella di Perahia una realizzazione magnifica e ideale per equilibrio fra virtuosismo digitale e cura del particolare dei contenuti strumentali dell’Autore.

Ashkenazy è un pianista che non mi è quasi mai piaciuto, e quindi non ho mai dato credito al suo Mozart: ho il disco con un paio di sonate e mi basta.

Schiff invece è molto interessante e con lui Mozart ha molti colori, anche più di quanti ne abbia con Brendel, pur essendo la loro matrice molto prossima: un Mozart molto strutturato, preciso e lucido, acceso e sensibile, costruito attorno ad un'idea di "Austria Felix". Anche a Schiff, tuttavia, preferisco Serkin, il quale è anche un gran Brahmsiano: cioè a me va bene benissimo il Mozart Eterno Fanciullo di Gieseking, ma se devo allontanarmi da quella linea, allora vorrei che ci fosse un po' di "fine '800", fatto di mezzetinte, o di momenti anche di cupezza brucneriana. E allora l'unico che tocca queste corde senza perdere la bussola è appunto Serkin.

Ultimamente (folgorato dal suo concerto di Schonberg con Boulez) sto molto attento a quello che fa la Uchida: è uscita la sua integrale con Jeffrey Tate (che è un altro che a volte ha il braccio d'oro); non l'ho ancora presa, ma se dovessi prendere un'altra integrale, oggi punterei su quella.

Sui concerti di Beethoven, il discorso si fa peraltro più ampio, per cui faccio proprio una lista veloce e lasciando fuori anche qui le prove singole che davvero porterebbero il discorso fuori dai binari.
1. Backhaus Scmidt-Isserstedt. (anche se il 4o e 5o con Krauss sono ancora migliori)
2. Lupu Mehta.
3. lascio aperto il terzo posto per gli "auctores" tradizionali ed i grandi nomi storici, Arrau, Brendel, Curzon (Knappertsbusch), Pollini, Zimerman e compagnia bella.

Quanto a nomi di esecutori su strumenti originali, ho Robert Levin con Gardiner che trovo molto centrato per i concerti morbidi (2°, 4°, e parzialmente anche il 1°, ma nel quarto bisogna avere ascoltato Lupu prima di giudicare tutti gli altri), ma un pochino opaco nel terzo e soprattutto nel quinto, dove sono abituato al suono della grande-orchestra-moderno-karajaniana affiancata dal pianoforte-con-il-telaio-in-ghisa e ad un gioco di volumi sonori che non ritrovo in queste proposte.
Dove sbaglio? Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 98542

Ciao
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Messaggio Da Pazzoperilpianoforte il Lun Mag 23 2011, 17:46

Secondo me non è un discorso di sbagliare o non sbagliare. E' un discorso legato al gusto, e all'idea che abbiamo di Mozart. Che è autore abbastanza enigmatico, nel senso che nei suoi concerti possiamo vedere tutto ed il contrario di tutto.

Ad esempio: a te il Mozart di Gieseking, "eterno fanciullo" piace, a me dice molto poco. Dipende anche dal fatto che io leggo i concerti per piano e orchestra di Mozart come trasposizione in musica strumentale del suo teatro: in quest'ottica anche e soprattutto nel teatro mozartiano l'abbandono dell'idea del fanciullesco per lasciar spazio a personaggi (e drammi) di carne e sangue è stata un pò la rivoluzione interpretativa di questi ultimi (10/20) anni.

Ti rendi conto che se a me il Mozart eterno fanciullo non interessa, nasce meno l'esigenza di una controparte "alla Serkin" cui riconosco molti pregi, ma di cui mi lascia sempre perplesso (nell'integrale con Abbado) l'eccessiva compassatezza, la mancanza di mordente e di brio, insomma l'inevitabile affievolimento virtuosistico rispetto al Serkin giovane. Ed è lo stesso motivo per cui non amo nemmeno il Mozart del Brendel maturo diretto da Mackerras.

Sono quasi completamente d'accordo con te su Perahia e Schiff, ed anch'io preferisco il secondo al primo, ma l'integrale del secondo è piuttosto discontinua a volte centrando il bersaglio senza fallo (come nel K271), altre volte restando in superficie rispetto agli aspetti sturm und drang/ preromantici del pianismo mozartiano. D'altra parte i concerti di Schiff si sono protratti in vari anni di registrazione, sono la seconda prova discografica di questo pianista dopo le sonate dello stesso autore, e a mio parere qui e là sono un pò acerbi. Oggi Schiff (e lo dico dopo aver ascoltato dal vivo due anni fa la sua attuale versione delle sonate mozartiane) è decisamente migliore come pianista mozartiano e fors'anche uno dei più completi mai ascoltati. Peccato che non sia inciso. Speriamo nel futuro.

Di Ashkenazy nel repertorio classicista viennese amo le sonate beethoveniane. Ma alcuni aspetto del suo pianismo (ampia pedalizzazione, forti martellati, colore chiaro del timbro pianistico sul forte, morbido e lievemente "flou" sul piano) c'entrano poco con Mozart, almeno altrettanto quanto col primissimo Beethoven pianistico. Ma nel Beethoven dalla "patetica" in poi, Ashkenazy è spesso pregevole, e come scuola esecutiva difficilmente classificabile, quindi originale. Per me è un pò quello che per te è Gould in Beethoven, credo, o qualcosa di simile...

Per la Uchida: rientriamo nel mio discorso su Gieseking, come mondo poetico in Mozart. Stesso dicasi per il suo Beethoven. Diverso il mio pensiero sulla Uchida nel repertorio fine ottocento e novecentesco. Non mi stupisce quello che mi dici del suo Schonberg: io ad esempio amo moltissimo i suoi Studi di Debussy!

Per Beethoven, mi serve altro tempo ed ora è bene stacchi...

Ciao!


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Messaggio Da realmassy il Lun Mag 23 2011, 19:57

Da profanissimo e "niubbo" quale sono, ma da amante di Mozart:
concordo con Vito, Brendel-Mozart..connubio perfetto. Sara' che e' quell'integrale e' stato uno dei primi dischi (classici) che ho comprato, sara' che ci sono affezionato, sara' che e' proprio bello....mai mi piace tantissimo e l'ascolto spesso.
Pero mi piace anche l'Uchida :-)

Per quanto riguarda i concerti di Beethoven, ho poche edzioni "storiche" e i due cicli che ascolto di piu' sono quelli di Lupu (peccato ci siano poche sue registrazioni...le sonate di Schubert sono eccezionali secondo me) e di Leon Fleisher con la Cleveland Orchestra di George Szell. Un disco quest'ultimo che non mi stanco mai di ascoltare.


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Messaggio Da carlo il Lun Mag 23 2011, 22:28

@Pazzoperilpianoforte ha scritto:Secondo me non è un discorso di sbagliare o non sbagliare. E' un discorso legato al gusto, e all'idea che abbiamo di Mozart. Che è autore abbastanza enigmatico, nel senso che nei suoi concerti possiamo vedere tutto ed il contrario di tutto.

Ad esempio: a te il Mozart di Gieseking, "eterno fanciullo" piace, a me dice molto poco. Dipende anche dal fatto che io leggo i concerti per piano e orchestra di Mozart come trasposizione in musica strumentale del suo teatro: in quest'ottica anche e soprattutto nel teatro mozartiano l'abbandono dell'idea del fanciullesco per lasciar spazio a personaggi (e drammi) di carne e sangue è stata un pò la rivoluzione interpretativa di questi ultimi (10/20) anni.

Ti rendi conto che se a me il Mozart eterno fanciullo non interessa, nasce meno l'esigenza di una controparte "alla Serkin" cui riconosco molti pregi, ma di cui mi lascia sempre perplesso (nell'integrale con Abbado) l'eccessiva compassatezza, la mancanza di mordente e di brio, insomma l'inevitabile affievolimento virtuosistico rispetto al Serkin giovane. Ed è lo stesso motivo per cui non amo nemmeno il Mozart del Brendel maturo diretto da Mackerras.

Sono quasi completamente d'accordo con te su Perahia e Schiff, ed anch'io preferisco il secondo al primo, ma l'integrale del secondo è piuttosto discontinua a volte centrando il bersaglio senza fallo (come nel K271), altre volte restando in superficie rispetto agli aspetti sturm und drang/ preromantici del pianismo mozartiano. D'altra parte i concerti di Schiff si sono protratti in vari anni di registrazione, sono la seconda prova discografica di questo pianista dopo le sonate dello stesso autore, e a mio parere qui e là sono un pò acerbi. Oggi Schiff (e lo dico dopo aver ascoltato dal vivo due anni fa la sua attuale versione delle sonate mozartiane) è decisamente migliore come pianista mozartiano e fors'anche uno dei più completi mai ascoltati. Peccato che non sia inciso. Speriamo nel futuro.

Di Ashkenazy nel repertorio classicista viennese amo le sonate beethoveniane. Ma alcuni aspetto del suo pianismo (ampia pedalizzazione, forti martellati, colore chiaro del timbro pianistico sul forte, morbido e lievemente "flou" sul piano) c'entrano poco con Mozart, almeno altrettanto quanto col primissimo Beethoven pianistico. Ma nel Beethoven dalla "patetica" in poi, Ashkenazy è spesso pregevole, e come scuola esecutiva difficilmente classificabile, quindi originale. Per me è un pò quello che per te è Gould in Beethoven, credo, o qualcosa di simile...

Per la Uchida: rientriamo nel mio discorso su Gieseking, come mondo poetico in Mozart. Stesso dicasi per il suo Beethoven. Diverso il mio pensiero sulla Uchida nel repertorio fine ottocento e novecentesco. Non mi stupisce quello che mi dici del suo Schonberg: io ad esempio amo moltissimo i suoi Studi di Debussy!

Per Beethoven, mi serve altro tempo ed ora è bene stacchi...

Ciao!


I limiti che turbano te in Serkin, son quelli che piuttosto trovo io in Anda, il quale a volte mi sembra chiuso ed incapace di slanci emotivi brucianti: va bene pensare a Beethoven, ma poi bisogna slittare in là, e realizzare quella necessaria teatralità che giustamete richiami anche tu.

Io in realtà faccio la tara, istintivamente, al vecchio Serkin, nel senso che pur percependo la mancanza della freschezza digitale del giovanotto, leggo chiarissima sempre l'intenzione virtuosistica, del leone esibizionista, sia essa rappresentata dal conto di un trillo, dal timbro di uno staccato, dal rubato in un fraseggio. Cioè senti che Serkin sa anche giocare con il pentagramma, senza mai perdere la misura (come fa a volte Schiff, che esaspera certi caratteri brillanti) e gonfiando il respiro dove questo chiede di essere gonfiato.
In Anda invece manca programmaticamente questo aspetto: è tutto geometrico e "moderno", anche profondamente idiomatico nel senso betoveniano dei contorni e di certa stilizzazione, ma appunto finisce per fare una statua con la pietra anziché con il marmo.

Accusi la Uchida di essere "cosmetica"; me ne dispiaccio, ci avrei davvero puntato qualcosa.

Su Ashkenazy, bravo!: i "Forti Martellati" come di un pianista che non ha risorse dinamiche e che si trova quindi costretto a lavorare sempre fuori giri, e il "colore chiaro" di vetrata infranta sono le cose che davvero mi fanno saltare i nervi quando lo ascolto. D'altronde salvo come riuscite mirabili tutte le sue incisioni ante anni '80, come la prima edizione di Studi, Ballate e Scherzi, di Chopin, i due dischi ristampati da Testament, il primo Rachmaninoff con Fistoulari e Kondrashin, le prime cose di Schumann. Poi ci fu la grande abbuffata con la Decca, quella dell'integrale chopiniana (per me non svetta niente), di quella betoveniana (come fa a piacerti? sì, ci sono le grandi soluzioni interpretative, ma tutte vergognosamente mortificate da quel suono sgradevole), dei concerti di Mozart, del secondo ciclo Schumann (qui davvero a fondo), dei concerti di Prokiofiev (con quel suonaccio anche i grandi slanci virtuosistici e l'intelligenza sul testo escono malridotti), delle sonate di Scriabin (queste non sono malissimo) ecc. ecc. E la cosa strana è che dal vivo (l'ho sentito non più di tre o quattro volte) era uno strumentista capace di grandissime finezze timbriche e di grande eleganza di suoni... inspiegabile.

Ciao
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Messaggio Da Pazzoperilpianoforte il Mer Mag 25 2011, 11:26

Di Askenazy posso dirti una cosa: il suo suono in disco è uno di quelli più afflitti dalle idiosincrasie dei sistemi di riproduzione (e dalle durezze in gamma acuta di molto digitale).

Le sue registrazioni, man mano che ho messo a punto il mio impianto sono passate da insopportabili a molto buone. Fermo restando che l'accentuato riverbero ambientale legato alla ripresa "da lontano" operata dalla Decca nei suoi dischi (credo per evitare la saturazione del microfono o eccessive secchezze proprio dei FF) è un pò eccessivo, con impianti molto analitici ma non asciutti timbricamente e con una gamma acuta scevra dalle tipiche secchezze del digitale, il suono del piano di Ashkenazy diventa molto meno problematico.

Ora non voglio dire che chi ascolta male Ashkenazy ha un pessimo impianto, intendo dire che non ha un impianto mirato alla minimizzazione di alcuni problemi (del digitale invero) che nelle registrazioni di Ashkenazy per Decca possono dare molta noia.

Il suono sui forti di Ashkenazy ricorda un'orchestra di fiati (come dice Rattalino), ma in impianti un pò asciutti in gamma alta (soprattutto player CD) può risultare vetroso. E i forti percussivi su impianti che non sono particolarmente liquidi in gamma alta risulta insostenibile all'ascolto, perché diviene duro.

Quello che a me piace di Ashkenazy è il fraseggio, che spesso, soprattutto nei movimenti lenti, ha un legato quasi "cantante", vocale, soprattutto fino al mezzoforte. Inoltre la tenuta del tempo non è metronimica, ma legata fortemente alle esigenze di fraseggio, e talvolta anche molto variabile. Spesso poi l'approccio al testo è anti-tradizionale, cosa che se a volte porta fuori strada (i Notturni di Chopin), altre volte apre prospettive nuove ed interessanti (ad esempio negli Studi dello stesso Chopin).

Le migliori registrazioni del primo periodo di Ashkenazy, analogiche, sono meno afflitte dai problemi che invece avranno le successive digitali. Inoltre Ashkenazy dopo i primi anni '80 ha invero subito un processo di intellettualizzazione dell'approccio al testo che a volte ha tolto spontaneità e verve poetica.

Comunque Ashkenazy è uno di quegli artisti che o si ama o si odia, ed ho spesso sentito giudizi estremi sul suo conto. Noi due in questo credo siamo molto rappresentativi. Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 285880


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Messaggio Da realmassy il Ven Mag 27 2011, 10:34

@realmassy ha scritto:

Aggiunto alla lista della spesa...Grazie Vito!
Sto ascoltando in questi giorni il cofanetto: sono partito dal fondo, con i concerti 27 e 26.
Premetto che in questo periodo sto ascoltando praticamente solo Bach e Mahler, potrei vivere con la musica di questi due compositori...sarebbe sufficiente!
Era un po di tempo che non mi ripassavo questi due concerti, e devo dire che per adesso mi piacciono...abbastanza.
Non ho le conoscenze per dare dei giudizi "tecnici" sul modo di suonare di van immereseel, mi baso solo sulle sensazioni che provo.
In realta' quello che mi sta piacendo di piu' e' l'orchestra Anima Eterna, e il modo con cui "dialoga" con il solista.
C'e' pero' qualcosa nel tono del fortepiano che non mi convince a pieno, quasi come se fosse troppo "dolce", soffice quasi.
In pratica dopo un'ora di ascolti non ne potevo piu'....back to Bach con questo

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Messaggio Da Pazzoperilpianoforte il Ven Mag 27 2011, 17:53

@realmassy ha scritto:...
In realta' quello che mi sta piacendo di piu' e' l'orchestra Anima Eterna, e il modo con cui "dialoga" con il solista.
C'e' pero' qualcosa nel tono del fortepiano che non mi convince a pieno, quasi come se fosse troppo "dolce", soffice quasi.
In pratica dopo un'ora di ascolti non ne potevo piu'....

Il fortepiano ha un suono nettamente diverso dal clavicembalo, così come - ancor più - dal pianoforte.

Effettivamente inizialmente dà uno strano senso di straniamento, anche perché non è molto sonoro.

Però, dopo i primi ascolti, quello che sembra un limite (la dolcezza dello strumento) è in realtà un pregio: dopo un pò di tempo ti renderai conto che certi fraseggi in zona medioalta della tastiera voluti da Mozart diventano quasi "cantanti" sul fortepiano: questa morbidezza accomuna lo strumento, in parte, alla voce cantata.

Poi può darsi che non ti piacerà mai come suona... ma penso che anche col clavicembalo tu abbia avuto bisogno di un periodo di "adattamento" all'inizio....


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Messaggio Da realmassy il Ven Mag 27 2011, 18:15

@Pazzoperilpianoforte ha scritto:Poi può darsi che non ti piacerà mai come suona... ma penso che anche col clavicembalo tu abbia avuto bisogno di un periodo di "adattamento" all'inizio....
Assolutamente...ti diro', non lo sopportavo proprio!
La dolcezza di cui parlavo e' pero' in relazione al disco di Brautigam (anche se non ho ancora ascoltato i concerti 9 e 12 di Van Immerseel) o anche ai lavori di Staier per Haydn o anche Richard Egarr con le sonate di Schubert.
Puo' essere pero' che nel mio giudizio influisca la registrazione del disco.


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Messaggio Da Pazzoperilpianoforte il Ven Mag 27 2011, 18:20

Il fortepiano solitamente può avere quel timbro asprigno o per qualità di tocco del solista (spesso succede con Brautigam, che pure usa fortepiani non originali ma copie) o alla qualità del fortepiano stesso: se è un originale e non una copia, in genere ha un suono più secco e "ruvido" armonicamente.

Quella registrazione BIS dei concerti, però, a mio parere di suo è un pò "brillante", quindi c'entra anche quello... pensa che io trovo la differenza di timbro tutta a vantaggio di Immerseel....


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Messaggio Da realmassy il Ven Mag 27 2011, 19:41

Vito (e altri ovvio), mi consigli qualcosa di Scarlatti?
Non voglio integrali di sonate perche' mi perdo, voglio qualcosa che mi faccia venire voglia di proseguire gli ascolti.
Non solo sonate per tastiera (in quel caso pero' solo clavicembalo, niente piano), ma anche musica da camera e qualche concerto.

Grazie sunny


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Messaggio Da Pazzoperilpianoforte il Sab Mag 28 2011, 17:24

Io ti consiglierei per cominciare con le toccate scarlattiane (di Domenico) cominciare da un CD doppio di Staier:

Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 51Z8Vy%2BYrUL._SS400_

Purtroppo non conosco gli altri ambiti compositivi dell'opera di Domenico Scarlatti, quindi per quelli mi rimetto agli altri componenti la nostra combriccola di appassionati. Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 285880


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Messaggio Da pluto il Sab Mag 28 2011, 17:36

Io ho appena preso l'integrale vinilica di Kirkpatrick al cembalo e poi ho qualche brano qua è la su dischi vari tipo Horowitz che spesso ha incluso suoi pezzi nei suoi concerti, ma lo conosco troppo poco finora x dispensare consigli
Ovviamente Horowitz al piano...
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Messaggio Da Pazzoperilpianoforte il Sab Mag 28 2011, 17:49

In termini di integrali c'è anche quella di Scott Ross, sensazionale...


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Messaggio Da realmassy il Sab Mag 28 2011, 18:19

@Pazzoperilpianoforte ha scritto:Io ti consiglierei per cominciare con le toccate scarlattiane (di Domenico) cominciare da un CD doppio di Staier:

Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 51Z8Vy%2BYrUL._SS400_
Benissimo, grazie Vito. Mi metto alla ricerca.


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Messaggio Da carlo il Lun Mag 30 2011, 22:15

@Pazzoperilpianoforte ha scritto:In termini di integrali c'è anche quella di Scott Ross, sensazionale...

Se mai un giorno ti volgerai al pianoforte moderno, dovrai, ovviamente, partire con Horowitz, che di ogni sonata fa un trattato sul virtuosismo (sul tocco, sull'agilità, sulla distribuzione dei piani sonori, sulla leggerezza...), e con Marcelle Meyer, che secondo me ha un suono pianistico ideale per questo repertorio, oltre che un gusto sopraffino.
Straordinari anche Pletnev, Ciccolini e la Maria Tipo: Scarlatti sul pianoforte, insomma, lo devi mettere in mano a virtuosi di grande fantasia, quelli in grado di sfruttare fino in fondo la scrittura scarlattiana e il suo non esser nata per il pianoforte moderno.

Ecco perché l'archetipo dell'esecutore Scarlattiano è Horowitz ed anche perché Richter non ha in repertorio nemmeno una nota di Scarlatti. Né di Busoni.

Mi piacciono meno Schiff e Tharaud, un po' troppo lineari e puliti tutti e due, come se rimanessero a metà del guado e non osassero davvero abusare del testo.

Quando, poi, sarai diventato grande e avrai digerito il mostro nero Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 775355, allora sarai pronto per il disco Pogorelich, che non abita più questo pianeta da anni.

Ciao
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Messaggio Da pluto il Lun Mag 30 2011, 22:22

Allora su Horowitz non sbagliavo.... sunny sunny

Quale Pogorelich secondo te Carlo? Questo?

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Messaggio Da ema49 il Lun Mag 30 2011, 22:51

@carlo ha scritto:Scarlatti sul pianoforte, insomma, lo devi mettere in mano a virtuosi di grande fantasia, quelli in grado di sfruttare fino in fondo la scrittura scarlattiana e il suo non esser nata per il pianoforte moderno.

Ecco perché l'archetipo dell'esecutore Scarlattiano è Horowitz ed anche perché Richter non ha in repertorio nemmeno una nota di Scarlatti. Né di Busoni.

Mi piacciono meno Schiff e Tharaud, un po' troppo lineari e puliti tutti e due, come se rimanessero a metà del guado e non osassero davvero abusare del testo.

Quando, poi, sarai diventato grande e avrai digerito il mostro nero Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 775355, allora sarai pronto per il disco Pogorelich, che non abita più questo pianeta da anni.
Ciao
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Mah, amico mio, ogni tuo post mi lascia basito. Prima Bach al pianoforte, non spiegando come sia possibile superare difficoltà non interpretative ma tecniche...ti avevo accennato al problema del raddoppio del basso in ottava, possibile col clavi ma impossibile col pf. Mi spiegheresti come fai senza apportare modifiche strutturali al testo?

Poi affermi che la scrittura scarlattiana non è nata per il pf. In che modo si può non stravolgerne il senso eseguendola al pf? Forse perché tu suoni il pf? Allora me ne faccio una trascrizione per violoncello, visto che è lo strumento che suono (peccato non sia possibile..) o per scacciapensieri siciliano..

Pogorelich, il grande martellatore e violentatore di spartiti..

Boh?..davvero il bello è quel che piace. Forse quando sarò diventato grande capirò quello che vuoi dire..
Ciao, Emanuele


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Messaggio Da realmassy il Lun Mag 30 2011, 23:35

@pluto ha scritto:Allora su Horowitz non sbagliavo.... sunny sunny

Quale Pogorelich secondo te Carlo? Questo?

Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 Front12
Questo lo avevo ascoltato qualche tempo fa e proprio non mi piaceva.
Solita premessa, sono un niubbo, tutto mi sembrava meno che musica barocca.
Nel frattempo sto ascoltando questo:
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Messaggio Da carlo il Lun Mag 30 2011, 23:39

@ema49 ha scritto:
@carlo ha scritto:Scarlatti sul pianoforte, insomma, lo devi mettere in mano a virtuosi di grande fantasia, quelli in grado di sfruttare fino in fondo la scrittura scarlattiana e il suo non esser nata per il pianoforte moderno.

Ecco perché l'archetipo dell'esecutore Scarlattiano è Horowitz ed anche perché Richter non ha in repertorio nemmeno una nota di Scarlatti. Né di Busoni.

Mi piacciono meno Schiff e Tharaud, un po' troppo lineari e puliti tutti e due, come se rimanessero a metà del guado e non osassero davvero abusare del testo.

Quando, poi, sarai diventato grande e avrai digerito il mostro nero Edizioni di classica su supporti vari (SACD, CD, Vinile, liquida ecc.) - Pagina 3 775355, allora sarai pronto per il disco Pogorelich, che non abita più questo pianeta da anni.
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Mah, amico mio, ogni tuo post mi lascia basito. Prima Bach al pianoforte, non spiegando come sia possibile superare difficoltà non interpretative ma tecniche...ti avevo accennato al problema del raddoppio del basso in ottava, possibile col clavi ma impossibile col pf. Mi spiegheresti come fai senza apportare modifiche strutturali al testo?

Poi affermi che la scrittura scarlattiana non è nata per il pf. In che modo si può non stravolgerne il senso eseguendola al pf? Forse perché tu suoni il pf? Allora me ne faccio una trascrizione per violoncello, visto che è lo strumento che suono (peccato non sia possibile..) o per scacciapensieri siciliano..

Pogorelich, il grande martellatore e violentatore di spartiti..

Boh?..davvero il bello è quel che piace. Forse quando sarò diventato grande capirò quello che vuoi dire..
Ciao, Emanuele

Sono busoniano: la violenza al testo diventa lecita nel momento in cui serve e viene utilizzata per valorizzare il messaggio (o uno dei messaggi) che il testo scritto vuol proporre.
In questo senso il raddoppio dell'ottava che sul clavicembalo serve per ispessire il volume o per introdurre cambi di prospettiva timbrica, nel pianoforte potrebbe non esser necessaria. O piuttosto potrebbe diventarlo anche ove il testo originario per clavicembalo in realtà non lo prevedesse. Busoni, mica teoria della diteggiatura.

Si parlava di "rime petrose"... non è che quando conversi con gli amici, anche se ti trovi a costruire volontariamente delle allitterazioni anche forti, scandisci la dizione come faresti se ti trovassi a recitare su un palco. Il testo musicale lo puoi quindi forzare, purché dietro ci sia un pensiero forte ed una intenzione consapevole, un codice espressivo decifrabile ed una volontà comunicativa. Diciamo che W. Carlos nei suoi esperimenti fornisce un apparato tecnico sufficientemente circostanziato che può essere considerato una buona base sulla quale costruire il "pensiero forte". Quello è il limite. Invece per me Jacques Loussier gioca, seguendo un florido talento imitativo, che mette insieme (sfruttando una brillante intuizione commerciale) linguaggi diversi ma che non dice granché. Così come gioca e dice anche meno il buon Jarrett alle prese con il clavicembalo.

Con Pogorelich, spesso, il codice espressivo non è decifrabile, ma lui è uno Sciamano, e tu ti devi abbandonare alla sua violenza.

Definirlo martellatore è però un po' ingiusto. Ha uno dei suoni pianistici più belli e potenti che si possano sentire, dal vivo e su disco, oltre che una capacità di creazione timbrica sbalorditiva.

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@realmassy ha scritto:
Nel frattempo sto ascoltando questo:
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Anche io cheers ... è stato il primo disco scarlattiano che comprai.

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