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Ogni maledetto venerdì


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Messaggio Da madmax Dom Apr 24 2022, 09:14

applausi applausi applausi applausi

"Words From The Front" è un capolavoro
 
Il mio album preferito di Verlaine solista   Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723
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Messaggio Da Avian Lun Apr 25 2022, 16:08

madmax ha scritto:applausi applausi applausi applausi

"Words From The Front" è un capolavoro
 
Il mio album preferito di Verlaine solista   Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723

Con te so di andare a colpo sicuro  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 939343


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Messaggio Da Avian Ven Mag 06 2022, 20:00

Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 61buzzBgTEL._AC_SL1026_


Tortoise - TNT (Thrill Jockey, 1998)

Chicago, primi anni ’90. Nei pressi di Grand Avenue e Wood Street, a pochi passi dallo scintillio del Lago Michigan, s’intravede la sagoma di un magazzino sul quale nessuno c’avrebbe mai buttato un occhio, tranne il batterista John Herndon e il fidato bassista Doug McCombs. Le cose andarono che in quel magazzino i due ci misero presto le tende, insieme a John McEntire e al resto dei neonati Tortoise. Si trattava in soldoni di una grossa e smaliziata sezione ritmica “a chiamata”, almeno nelle intenzioni iniziali. Un supergruppo d’eccezione, dal quale si diramò ciò che noi, a posteriori, definiamo post-rock. Di quest’ultimo ne abbiamo già parlato, in diverse occasioni. Per la precisione non fu con i Tortoise che nacque il post-rock, ma essi ne divennero presto la bandiera. Loro rappresentarono la “strozzatura” di un imbuto entro il quale fecero confluire ogni genere antagonista, in quegli anni, del grunge, per poi lasciarlo sgorgare in qualche modo “ripulito”. Sappiamo il significato del termine “grunge”: sporco, trasandato. Un riff di chitarra vi sembra sporco? Dipende. Un inno cantato a squarciagola può essere una porcheria? Anche qui la risposta non è univoca. Chi ha letto questa rubrica fin dall’inizio, dovrebbe già trovarsi a suo agio nel contesto storico a cui oggi ci riferiamo. Per questi signori il campionamento digitale figurò il processo alchemico attraverso il quale purificare tutti quei “riff-acci” del grunge e via dicendo. Partirono con ProTools, un software di registrazione che all’epoca, possiamo dire, era in uno stato embrionale. Le possibilità di editing divennero così infinite.

“TNT” fu il loro terzo album. Come ci si arrivò, stranamente, è più facile a farsi che a dirsi, per ammissione dello stesso McCombs. E allora immaginiamo quel magazzino, di cui si diceva, come la fabbrica di cioccolato di Willy Wonka. Ogni membro della band aveva il compito di aggiungere il proprio ingrediente, a piacimento. Non dobbiamo pensare a un lavoro corale, simultaneo. “TNT” è stato costruito pezzo per pezzo, per poi essere scomposto, rimescolato e di nuovo modellato. Un membro della band entrava, suonava e via col prossimo. McCombs in una intervista disse: “A volte McEntire si metteva a costruire la traccia ritmica sopra un'idea in particolare, per un intero pomeriggio o un'intera giornata, e noi altri ci limitavamo a dare idee e feedback, senza necessariamente suonare.” A pensarci, lo sforzo maggiore per i Tortoise fu quando dovettero riproporre l’album nei tour dal vivo.

Se all’orecchio vi dovessero giungere reminiscenze jazz-rock in salsa Miles Davis, non avete sbagliato a selezionare l’album. “TNT” è il sogno maturo d’ogni visionario “progressive”, tra guanciali di elettro-jazz. Prendete la marimba sulle tracce “Ten-Day Interval” e “The Suspension Bridge at Iguazú Falls”: è la prova di come le ricette minimaliste del passato anni ’60 e ’70 possano incontrare il futuro di Brian Eno. O ancora, lasciatevi spiazzare dalla fanfara western di “I Set My Face To The Hillside”, dal suo flamenco, dall’armonica, fino a stringersi attorno a un inaspettato balletto giapponese.

“In Sarah” è di certo la più ballabile del lotto: finge una virata verso l’indie-pop caraibico, per poi aizzarsi in un ju-ju robotico senza soluzione di continuità con la successiva “Almost Always”.

Archi, ottoni e fiati completano il diario di viaggio.

Ah… la copertina? È solo uno scarabocchio fatto sul momento da Herndon. Proprio per questo entrò di diritto in tutti i libri di design.

Sufficiente il cd first press Thrill Jockey del ’98, il cui dr è il medesimo dell’hdcd City Slang: 10, 11, 10, 11, 12, 11, 10, 09, 11, 14, 09, 11


Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 81G8GS7hOWL._AC_SL1425_

Devo - Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! (Warner Bros, 1978)

Se prima siamo scappati dai riff sporcaccioni, stavolta ci caschiamo dentro con tutte le scarpe. Certo, i Devo possiamo definirli tragicomici e i loro testi non vanno oltre la mediocrità, eppure, quali purissimi menestrelli subnormali ebbero l’intuizione futurista della de-evoluzione della specie umana, grazie proprio alla tecnologia. Parrebbe un ossimoro, a una prima occhiata, ma l’individuo s’è di fatto trasformato in un numero che volente o nolente si dà in pasto ai social, per essere da questi cotto a puntino, da offrire al mercato consumista.  
 
Quanto alla musica, alla build delle canzoni, è un continuo di impulsi incontrollabili, di introduzioni strumentali sospese, di tensione e rilascio. I tempi cambiano più volte. La batteria di Alan Myers ti tiene col fiato sospeso e quando parte la melodia (perché c’è, eccome) è un’estasi ritmica. Ogni loro testo è programmato per farti vibrare. I loro anthem ti entrano in testa e devono passare generazioni prima di andarsene (ricordate “Whip It”?).

La prima apparizione dei Devo avvenne in un cortometraggio del 1976, al film festival di Ann Arbor. Le epiche dissonanze di cui si facevano portatori incuriosirono da subito David Bowie e Brian Eno, che produsse proprio l’album in oggetto, col quale esordirono in studio (non mancarono i litigi).

“Uncontrollable Urge”, aprendo con “yeah, yeah, yeah, yeah, yeah!”, elimina in doppio tempo ogni dubbio su cosa ci aspetterà d’ora in avanti.

C’è addirittura una cover di “(I Can’t Get No) Satisfaction”, col sicuro intento di confondere. È “scattosa”, meccanica, quasi fosse arrangiata da un manipolo di robottini. La voce di Mark Mothersbaugh è rigidissima, tendente al goffo e si rivolge proprio a noi, involuti, senza alcuna soddisfazione perché non abbiamo idea di chi siamo, di cosa vogliamo.   
  
“Praying Hands” rivela il marcio dietro al conformismo, col dito puntato contro l’America bigotta. “Lavati le mani tre volte al giorno, fai sempre quello che dicono tua madre e tuo padre, lavati i denti così, lavati le mani…”, ma che andassero al diavolo, giustamente. La “fede” per i Devo è sciocca, da qualsiasi punto la si guardi.

“Space Junk” arriva al momento giusto. Un trip acido che ci fa sniffare spazzatura cosmica, vitaminizzata da riff taglienti e spassosi.  

“Mongoloid” non è quel che sembra. Il testo non manca di rispetto verso le persone malate con sindrome di Down. È in realtà una presa in giro verso coloro che deridono queste persone, per stessa ammissione di Gerald Casale. È costruita sulle sue linee di basso (come quasi sempre avviene), ben coadiuvate dal minimoog (sintetizzatore monofonico inventato da Moog negli anni ’70).

Il fulcro dell’album è la traccia “Jocko Homo”. Una ballata seminale, teatrale, ispirata da un trattato anti-rivoluzionario del 1924, scritto da FW Alden. “Uomo scimmia” … il tema dominante non cambia di una virgola. Non solo, pare che il film “Island Of Lost Souls” (che si basa sul celebre romanzo “Island Of Doctor Moreau” di H.G. Wells) abbia ulteriormente contribuito. Anche qui, la de-evoluzione è servita. La rigidità dell’esecuzione (degli accordi minori soprattutto) dà un senso “difettoso”, di manipolazione, in perfetta armonia con i proclami del leader pazzo.

A quel tempo, fu una sicura boccata fresca per molti. E continua a esserlo, in un certo modo, s’intende.

Davvero ottimo il cd Virgin del 1993, con dr medio pari a 13.


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Messaggio Da Camelia Sab Mag 07 2022, 03:04

@Avian  Eccomi socio... Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 775355


Link Scheda 13a, in PDF e zippato, pronto per fare download sunny

Tortoise - TNT  e  Devo - Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!

https://1drv.ms/u/s!AibF6X8c07vggSIYQvLNhSlGTUzf

Un salutone ai "collectors"... alla prossima  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 1f4c0


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Messaggio Da drum bass Sab Mag 14 2022, 18:42

Questo venerdì è saltato!
Non si può fare una deroga al sabato?
Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 650957 

Bravo Avian! Una ripassatina ogni tanto non fa mai male. Erano anni che non riascoltavo Savage Republic e il Pop Group.
Pura musica di avanguardia come lo furono d'altronde negli anni settanta i Devo con il loro sgangherato Pop-Punk.
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Messaggio Da Avian Sab Mag 14 2022, 23:12

Eh sì qualche volta salta, per cause di forza maggiore  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723
Però come dici tu il ripasso fa sempre bene  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 939343


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Messaggio Da drum bass Ven Mag 20 2022, 20:25

Oggi è venerdì!
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Messaggio Da Avian Dom Mag 22 2022, 08:18

drum bass ha scritto:Oggi è venerdì!
Rolling Eyes 

Drum

Spero nel prossimo venerdì di buttare giù qualcosa  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723


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Messaggio Da madmax Dom Mag 22 2022, 09:28

Bisogna cambiare il titolo del thread in "Qualche maledetto venerdì"  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 775355 Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 775355 Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723


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Messaggio Da Avian Ven Mag 27 2022, 09:44

madmax ha scritto:Bisogna cambiare il titolo del thread in "Qualche maledetto venerdì"  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 775355 Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 775355 Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723

Dai che oggi è la volta buona  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 939343


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Messaggio Da madmax Ven Mag 27 2022, 09:45

Avian ha scritto:
madmax ha scritto:Bisogna cambiare il titolo del thread in "Qualche maledetto venerdì"  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 775355 Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 775355 Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723

Dai che oggi è la volta buona  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 939343
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Messaggio Da Avian Ven Mag 27 2022, 15:53

Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 MC05MjIyLmpwZWc


Bardo Pond - Bufo Alvarius (Drunken Fish, 1995)

Per chi non lo sapesse, il Bufo Alvarius è un rospo. Vive nel deserto di Sonora, in Messico. Non è di bell’aspetto e non suscita tenerezza. Si iberna dieci mesi sottoterra e fa capolino quando arrivano le piogge. Dicono non sia facile acchiapparlo. Ma perché mai bisognerebbe? Da quel racchio si estrae il 5 MEO DMT, per alcuni la molecola di Dio. Trattasi, per farla breve, di una tossina e nello specifico della sostanza psicoattiva più potente al mondo. Questa sera il nostro allucinogeno sarà proprio l’album d’esordio dei fratelli di Philadelphia John e Michael Gibbons.

Parliamo di uno “sballarsi”, di un fuzzblast macroscopico, o più semplicemente di una sana scopata col rock spaziale, senza tanti complimenti. La musica che fuoriesce dal “loro” rospo è una cascata di grunge e shoegazer, una marea che ti attraversa da capo a piedi per quasi ottanta minuti. Gli orientamenti oscillano tra MC5 e Sonic Youth. Più ci addentriamo nel disco e più quei passaggi in loop, quei riverberi, dialoghi e frastuoni altro non fanno che rivelare in realtà un arrangiamento magrissimo ed essenziale. È la loro firma: va cercata tra i riff carnosi di “No Time To Waste” ed entro quel vortice di rumore bianco che contraddistingue ad esempio “Vent”, chiaro omaggio a Loveless dei My Bloody Valentine.

All’effetto abrasivo e trascendentale del suono contribuiscono il basso di Clint Takeda e la batteria funesta di Joe Culver. “Capillary River” ne è una dimostrazione: trasuda di rombi galattici, dannatamente perfetti, inzuppati di acido. Qui la pedaliera di Culver ha coperto chilometri. Chiude il cerchio la cantante “bisbigliatrice” e flautista Isobel Sollenberger, i cui lamenti eterei fanno da panacea sugli excursus smisurati delle chitarre.

La batteria manca invece su “Amen 29” (traccia presente solo nella versione CD): una suite strumentale di mezz’ora, densa e senza forma, gorgogliante energia. È di fatto la simulazione di una sessione col 5 MEO DMT.

Non credo che serva un qualche tipo di sforzo per rimanere a galla in mezzo a tutti quei suoni che s’infrangono nella nostra mente. Almeno per la mia esperienza. Certo, ogni paziente fa storia a sé, quindi attenti alle controindicazioni e leggete bene il bugiardino del Trosuer Press, che a suo tempo definì l’album un “distruggi sinapsi”.

DR trascurabile (di media 10) sia sull’edizione del ’95, sia sulla remaster Fire Records del 2010.
 

 
 Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 F78297ae
 
Arcade Fire - Funeral (Merge, 2004)

“Dicono che una pentola non bollirà mai se stai lì a guardarla”, riflette il cantante e il chitarrista Win Butler sulla traccia “7 Kettles”. Anno nero il 2004. L’attentato alle Torri Gemelle era ancora negli occhi di tutti. L’Iraq veniva invaso per la questione sul possesso delle armi di distruzione di massa. Il terrorismo continuava a mostrarsi in tutta la sua crudeltà con la pubblicazione da parte di militanti islamici del video della decapitazione di Ken Bigley. Il mondo bruciava allora come oggi. Il dramma sta nel fatto che quelle tragedie non ci hanno lasciato alcuna saggezza, ma solo una dose ulteriore di cinismo.

“Funeral” per alcuni fu l’album che fece il funerale all’indie rock. In realtà il lutto riguardava la dipartita di diversi membri della famiglia del cantante e della moglie Regine Chassagne, anch’essa impegnata nella band quale tastierista. Quando l’indie nacque, nessuno avrebbe saputo dargli una definizione e mai lo fecero i suoi principali attori negli anni ‘90: Blur, Pulp, Oasis. Il disco parla di morte, inutile nasconderlo, eppure lo fa in una maniera così viva! Perché appunto vivissima era la sensibilità di Butler e compagni (una quindicina). Dopo il loro esordio, molti cercarono di imitarli, Coldplay compresi, ma era difficile impadronirsi di quella stessa finezza, di quella precisa forma che gli Arcade Fire seppero dare alle loro enfatiche ballate pop.

Ancora per chiarezza dico subito che non si tratta di un lavoro disfattista. C’è una sublimazione della morte che porta direttamente al suo superamento, alla catarsi e, di conseguenza, alla liberazione dal dolore. Ce lo dice Butler nella propulsiva “Power Out”: “Non ho sogni, non ho progetti, sono uscito nella notte, sono uscito a cercare un po’ di luce”. L’accenno esoterico potrebbe persino avvicinare gli Arcade Fire ai primi Talking Heads. D’altronde non manca lo stesso gusto per la teatralità. Basti pensare alla prima traccia, “Tunnels”, alla sua apertura dolcissima tra pianoforte e organo, nel segno dell’epica.

La successiva “Laika” gioca con la fisarmonica e il violino, trainandoci nel folk suburbano. La città natale di Butler, Montreal, appare con le sue luci e ombre nella successiva “Une Annee Sans Lumiere”, lasciando invece alla danza caraibica di “Haiti” il compito di descrivere la terra della moglie Chassagne.

Da “Wake Up” uscì fuori il quinto e ultimo singolo dell’album. L’eseguirono dal vivo persino con David Bowie a un concerto dei Fashion Rocks a New York. Il suo blues è vorticoso, con una chitarra prettamente hard-rock. Chiude a suon di piano, con un rievocativo gospel del tutto sorprendente. In aggiunta la usò Bono, nel suo Vertigo Tour e di certo non poteva farsela scappare.

“Funeral” ci ha semplicemente dato ciò di cui a quel tempo avevamo bisogno. Una risposta a qualcosa di terribile che stava accadendo e che col senno del poi ha prosciugato tutto quel che ci circonda.

DR medio 7 dell’edizione CD Merge, pessima senza ombra di dubbio. E la cosa non migliora con la Rough Trade del 2005. Il master rimane quello che è.


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Messaggio Da madmax Ven Mag 27 2022, 23:00

Ottime scelte anche questa settimana applausi applausi

Possiedo il disco dei bravissimi Arcade Fire mentre dei Bardo Pond ho solo "Dilate" ma poi me li sono persi 

Ci ritornerò  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723


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Messaggio Da Camelia Sab Mag 28 2022, 01:24

Ecco il link alla Scheda 14 in PDF ... pronto per chi desidera scaricarlo sunny

Bardo Pond - Bufo Alvarius - Arcade Fire - Funeral 

https://1drv.ms/u/s!AibF6X8c07vggSMwkve6Y51dKNiT


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Messaggio Da drum bass Sab Mag 28 2022, 10:41

madmax ha scritto:Ottime scelte anche questa settimana applausi applausi

Possiedo il disco dei bravissimi Arcade Fire mentre dei Bardo Pond ho solo "Dilate" ma poi me li sono persi 

Ci ritornerò  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723

Quasi idem con patate. Dei Bardo Pond non ho nulla. Però forse c'è youtube che potrebbe sopperire...
Funeral degli Arcade Fire è un bel disco.
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Messaggio Da Avian Sab Mag 28 2022, 13:30

Su qobuz ci stanno.

Quanto ai Bardo Pond, leggendaria fu la collaborazione con gli Hash Jar Tempo su "Well Oiled" e "Under Glass". Certamente prima o poi dovrò parlarne. 
Altre belle trance si possono trovare su "Amanita" e "Lapsed", poi in pratica si autodistruggono e inutile andare avanti.

Quanto invece agli Arcade Fire, per chi volesse approfondire, "Neon Bible" è degno di nota, quasi un Funeral parte seconda.


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Messaggio Da Erilich Sab Mag 28 2022, 14:01

Stamani non  ce l'ho fatta ma domani gli tocca!

Grazie mille ancora.


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Messaggio Da Avian Ven Giu 03 2022, 19:06

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Rocket From The Crypt – Circa: Now! (Interscope, 1993)

John “Speedo” Reis adora fare colazione con lardo e costolette di montone, ancora oggi. A guardarlo, almeno a quel tempo, somigliava all’Elvis impomatato degli anni d’oro. È un figlio di San Diego, come anche ND, Atom, Apollo 9, JC 2000 (pseudonimi pescati dai fumetti Marvel), gli altri componenti della band. Sono cresciuti a Ocean Beach e ciò ha garantito loro, fin da subito, una buona base di fan rabbiosi e fuori di testa. A dire il vero, il pregio di Reis fu quello di riuscire a far aderire il punk alla materia grigia. Ha sempre detto di ispirarsi a James Brown: “Ci faccio il bagno in quella musica”.

Non fu facile all’inizio. L’interazione con la folla è avvenuta per gradi. Iniziarono distribuendo maracas e tamburelli agli show, per incoraggiare le persone a suonare insieme a loro. Questa liturgia folk ebbe il massimo successo col dilagare dei tatuaggi. La gente s’era messa a tatuarsi sulla pelle un razzo, come omaggio alla band. Da lì a poco, se scoprendo il braccio appariva il “distintivo”, entravi gratis ai concerti. E fu così che si formò una legione impazzita di ammiratori. Gli spettacoli dal vivo dei Rocket From The Crypt si sono sempre distinti per essere dei cerimoniali impressionanti, che non danno tregua. Con “Glazed” andavano persino in gloria: un “rave-up” estenuante, brutalmente da manuale. È il momento saliente di tutto “Circa: Now!”.

Nello specifico parliamo della riedizione Swami del 2004: “Circa: Now! +4”. Come si intuisce, sono stati aggiunti quattro brani inediti, precedentemente omessi non tanto per mancanza di materiale durante l’incisione del 1993, quanto per la fretta che in quell’anno pareva avere l’etichetta Interscope, risoluta nel far uscire l’album nel più breve tempo possibile. In questo caso anche le tracce originali sono state rimasterizzate. Che una “remaster” nove volte su dieci sia un lavoro qualitativamente imbarazzante è risaputo. Le ragioni sono molteplici e quasi sempre derivano da speculazioni economiche, il cui substrato è da rintracciare nella loudness war, argomento mai realmente sopito. Nel nostro caso tuttavia, al di là delle mere questioni relative al dr, si percepisce, rispetto all’edizione originaria, una “nitidezza” che per molti ha migliorato l’esperienza di ascolto complessiva, enfatizzando direttamente quell’energia di cui dicevo sopra. L’edizione Interscope partiva di base con un ottimo dr medio pari a 12. In quella Swami la dinamica è ulteriormente migliorata. Il basso di Petey “X” attinge ancor più in profondità e le chitarre di Reis e Stamets sono più roventi che mai.

Con l’incipit di “Short Lip Fuser” si parte in quinta, tra riff inesorabili, grezzi, che spalancano le porte a un personale club revival.

L’impeto non viene meno su “Hippy Dippy Do”. Ha un respiro rockabilly e la chitarra va su e giù, come una zip rugginosa. Lo zampino ce lo mette anche il sassofono di O’Beirne.

“Ditch Digger” è una fanfara in stile primi Pink Floyd.

Il sax torna lascivo su “Don’t Darlene”, per poi gettarci nel caos di “Sturdy Wrists” (ricordate il video su MTV?).

“March of Dimes” è un piccolo capolavoro melodico, ma la slamdance di punta ce la regala “Killy Kill”.

In “Dollar” troviamo l’ennesimo trascinante ritornello. Gli strumenti stavolta ci sono tutti e se per un attimo vi dovesse saltare in mente “End Of The Century” dei Ramones sappiate che siete sulla strada giusta.
Quanto alle nuove tracce, penso che solo “Over The Rail” possa ambire a quella corona di anthems ai quali i Rocket From The Crypt ci hanno abituato.





Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 LTY4ODIuanBlZw

 
Calexico - The Black Light (Touch And Go, 1998)

Siamo nel deserto dell’Arizona, tra piccoli rettili e insetti che ci ronzano attorno. I sentieri si snodano tra cactus e ginepri schiacciati al suolo. I cliché sono inevitabili con i Calexico. Questi maestri del trasformismo hanno riscritto il roots-rock incorniciandolo in 16:9. La loro è musica widescreen, fatta per chi ama le frontiere e le città deserte. Parliamo di un sound polveroso, familiare per certi aspetti. Twang di chitarre, organetto, trombe mariachi, marimba: il gusto messicano trasuda da ogni nota. E se per caso avete in programma di visitare la Death Valley, avete trovato la colonna sonora giusta, a patto che apprezziate i ritmi latini.

Joey Burn e John Convertino sapevano perfettamente quale storia raccontare con il loro secondo album, “The Black Light”: quella del viaggio e dell’assenza. Lo stesso nome “Calexico” suggerisce l’idea di un luogo, di una città di confine. Metti delle corde di nylon alla chitarra, aggiungi un violino a tempo di valzer, una tromba ed ecco che hai già creato un paesaggio. Ne è un esempio la traccia “Chach”, che evoca il fascino di una notte cubana.

In “Missing” stai lì a sorseggiare tequila, pensando e ripensando agli amori passati, con un’inquietudine degna di Donovan. Il dito nella piaga ce lo mette la successiva e struggente “Minas de Cobre”, col suo diverbio di tromba e violino, sotto un serrato flamenco.  

La title track ci precipita su una strada carbonizzata dal sole. La voce sibillina ci ricorda che non abbiamo bisogno di altro: una pianura, l’orizzonte e l’insegna di qualche motel a guidarci. È di certo un album di chi ha passato molto tempo nei night club, tra un posto di blocco e l’altro.

La fiaba prosegue in “Trigger”, quasi un carillon spagnolesco. Non manca una capatina a Broadway, sul set di un musical tutto cuore e anima: la giusta proporzione tra vibrafono e timpani in “The Ride” non fa che rimarcare il carattere ricorrente di queste composizioni elegiache.

Mondi e stili si fondono, ed è irresistibile. Non importa che non siate mai stati in quei luoghi o che non abbiate mai mangiato un burrito. Neppure Sergio Leone ed Ennio Morricone conoscevano questa mitologia occidentale, eppure l’hanno descritta in maniera sublime, ispirati dai racconti di Karl May, uno scrittore tedesco.

Dobbiamo dare atto che simili esperimenti b-side, infarciti da una grande estetica per il dettaglio, sono stati possibili solo grazie a un’etichetta indipendente come Touch & Go. I Calexico chiudono allora un cerchio, quello della grande metamorfosi, che oltrepassa la musica, nella maniera più bizzarra possibile.

DR medio impeccabile pari a 12 non solo sull’edizione Touch And Go del ’98, ma anche sulla reissue City Slang del 2006, che condivide il medesimo master.


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Messaggio Da Erilich Ven Giu 03 2022, 19:14

Rocket From The Crypt – Circa: Now! (Interscope, 1993)

Ci speravo tanto! Domani mattina... Revival!



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Messaggio Da Avian Ven Giu 03 2022, 19:30

Erilich ha scritto:Rocket From The Crypt – Circa: Now! (Interscope, 1993)

Ci speravo tanto! Domani mattina... Revival!

 Non pensavo fossero attesi  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 36246


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Messaggio Da Erilich Sab Giu 04 2022, 09:10

Loro sono stati "la mia prima cassetta" messa nel mio primo walkman. All'epoca avevo 10 anni e me li feci comprare da mia Mamma per il compleanno (mi avevano regalato un walkman ma non avevo nulla da ascoltarci). In effetti non pensavo che tu ne scrivessi, ma speravo che qualcun'altro oltre me continuasse ad ascoltarli seriamente.


Ultima modifica di Erilich il Sab Giu 04 2022, 12:42 - modificato 1 volta.
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Messaggio Da madmax Sab Giu 04 2022, 09:21

Anche il disco dei Calexico è molto bello 
Il mio preferito della loro produzione  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723


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Messaggio Da Avian Sab Giu 04 2022, 15:12

Erilich ha scritto:Loro sono stati "la mia prima cassetta"  messa nel mio primo walkman. All'epoca avevo 10 anni e me li feci comprare da mia Mamma per il compleanno (mi avevano regalato un walkman ma non avevo nulla da ascoltarci). In effetti non pensavo che tu ne scrivessi, ma speravo che qualcun'altro oltre me continuasse ad ascoltarli seriamente.

Vuol dire che già all'epoca avevi un bell'orecchio  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723

madmax ha scritto:Anche il disco dei Calexico è molto bello 
Il mio preferito della loro produzione  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723

E aggiungi che a me piace il cibo tex-mex quindi ci vado a nozze  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 36246


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Messaggio Da Camelia Dom Giu 05 2022, 03:28

Link alla Scheda 15 in PDF da poter scaricare... sunny

Rocket From The Crypt – Circa: Now! + Calexico - The Black Light

https://1drv.ms/u/s!AibF6X8c07vggSSoTeNeioG2oFQD

... e la "collezione" continua....   Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 1f3b6  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 1f3b5


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Messaggio Da Erilich Dom Giu 05 2022, 04:37

Avian ha scritto:
Erilich ha scritto:Loro sono stati "la mia prima cassetta"  messa nel mio primo walkman. All'epoca avevo 10 anni e me li feci comprare da mia Mamma per il compleanno (mi avevano regalato un walkman ma non avevo nulla da ascoltarci). In effetti non pensavo che tu ne scrivessi, ma speravo che qualcun'altro oltre me continuasse ad ascoltarli seriamente.

Vuol dire che già all'epoca avevi un bell'orecchio  Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 625723

Ahhh lo scelsi solo perchè mi innamorai della copertina. Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 939343 Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 650957
Per altro pensando che si trattasse di qualche DJ famoso, dopo averlo sentito per la prima volta decisi che avrei cambiato vita ma soprattutto (e per fortuna) gusti! Ogni maledetto venerdì - Pagina 5 775355


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Messaggio Da drum bass Dom Giu 05 2022, 15:34

Inutile dire che sono due dischi e due band completamente diverse l'una dall'altra.
Al tempo prefetivo musica alla R.f.t.C. adesso vista l'anzianitudine i più rilassati buscaderiani e morriconiani Calexico. Tra l'altro, Black light è anche inciso benino.
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