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L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili? - Page 2
Il Gazebo Audiofilo

The Italian Forum for HI-FI, Music, DAC, Headphones And Cables

    L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

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    Secondo voi quando si entra nell'hi-end?

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    colombo riccardo
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  colombo riccardo on Sat Nov 02, 2013 8:32 pm

    si entra nell'hi-end quando si ascolta la registrazione come è stata fatta.

    ciao
    Riki

    Floyder
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  Floyder on Sat Nov 02, 2013 8:38 pm

    colombo riccardo wrote:si entra nell'hi-end quando si ascolta la registrazione come è stata fatta.

    ciao
    Riki

    E tu Riki ci sei entrato??sunny 


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    Antonio

    CD SACD Pioneer PD50 / Meccanica Cambridge CXC - Dac Ampli Pioneer U-05 / Sennheiser HD 650 Balanced - Grado Spirit Labs ... by Floyder sunny

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    colombo riccardo
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  colombo riccardo on Sat Nov 02, 2013 8:50 pm

    Floyder wrote:
    E tu Riki ci sei entrato??sunny 
    si

    Ciao
    Riki

    gciraso
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  gciraso on Sat Nov 02, 2013 8:51 pm

    colombo riccardo wrote:si entra nell'hi-end quando si ascolta la registrazione come è stata fatta.

    ciao
    Riki
    Che poi potrebbe anche non corrispondere all'evento registrato  

    colombo riccardo
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  colombo riccardo on Sat Nov 02, 2013 9:06 pm

    gciraso wrote:Che poi potrebbe anche non corrispondere all'evento registrato  
    una registrazione non è mai una fotografia dell'evento registrato.

    ciao
    Riki

    bluocram
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  bluocram on Sat Nov 02, 2013 9:16 pm

    colombo riccardo wrote:si entra nell'hi-end quando si ascolta la registrazione come è stata fatta.

    ciao
    Riki

    Come si fa a capire che si sta ascoltando la registrazione così come è stata fatta dato che è diversa dall'esecuzione originale non essendo essa una fotografia ?  

    Marco. Embarassed 

    colombo riccardo
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  colombo riccardo on Sat Nov 02, 2013 9:29 pm

    bluocram wrote:
    Come si fa a capire che si sta ascoltando la registrazione così come è stata fatta dato che è diversa dall'esecuzione originale non essendo essa una fotografia ?  

    Marco. Embarassed 
    come si fa a capire/sapere che la radiografia fatta in ospedale mi fa vedere esattamente la parte del corpo che è stata radiografata ?

    ciao
    Riki

    gciraso
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  gciraso on Sat Nov 02, 2013 9:38 pm

    colombo riccardo wrote:una registrazione non è mai una fotografia dell'evento registrato.

    ciao
    Riki
    Come disse M. de Lapalisse affraid 

    bluocram
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  bluocram on Sat Nov 02, 2013 9:44 pm

    colombo riccardo wrote:come si fa a capire/sapere che la radiografia fatta in ospedale mi fa vedere esattamente la parte del corpo che è stata radiografata ?

    ciao
    Riki
    A te hanno radiografato un ginocchio ed è comparsa una tibia ? Ma che paragoni fai ?? affraid affraid 
    Spiegaci come fai a paragonare il tuo suono con quello della registrazione originale, eri presente nello studio al momento della sua realizzazione? Ed in caso affermativo, sei proprio sicuro che nel tuo ambiente suonerebbe in modo simile ? Embarassed

    Marco. Embarassed

    Luca58
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  Luca58 on Sat Nov 02, 2013 11:12 pm

    ermes pecchinini wrote:Bah, dico la mia in merito al Hi End, consapevole del fatto che attirerò gli strali di mezzo forum. A mio avviso è solo una categoria merceologica.
    Sono un musicista professionista da oltre 20 anni, convivo con la musica quotidianamente da oltre 30. Ho ascoltato a più riprese il cosiddetto Hi End grazie a qualche ascolto prestato, ad un paio di amici che di mestiere vendono Hi Fi e ad una grande frequentazione con molti negozi Hi End, principalmente giapponesi, dove sono spesso per lavoro. La cosa che, senza mezzi termini, mi ha spesso impressionato è stata la mediocrità di questi apparecchi. Era sempre come se tali macchine dismettessero gli umili panni della macchina per la riproduzione sonora per vestire i panni (per me troppo arroganti) della macchina che la musica se la ricrea e se la risuona, allontanandosi così dalla meta. Impressionante, giusto per esemplificare e spiegarmi meglio,  la resa della basse, pari ad una scossa 5°grado della Mercalli, o l'iperdettaglio che consentiva di assaporare l'alito della soprano, o la resa spaziale che trasformava Quartetto Italiano nella Boston Sinf Orchestra etc. Parlai tempo fa di queste mie impressioni con un amico più esperto di me il quale non solo mi diede ragione ma mi spinse a riflettere meglio su tali prodotti. Il suo ragionamento (che oggi condivido a pieno) era all'incirca questo: Immagina di costruire un'elettronica da 40 000 euro, il primo problema che ti poni è : ma chi se la compra?
    Occorre identificare un target di clientela che abbia grosso modo le seguenti caratteristiche:
    essere molto danarosa (il che esclude tutti i musicisti professionisti ed i tecnici audio che conosca ovvero le orecchie più fini e le menti più scentifiche anche se magari non proprio gli spiriti più sensibili)
    essere molto più interessata alla macchina che non alla musica (eh si, perchè con un quarto di quella cifra mi prendo un abbonamento per 5 anni ai Berliner, incluso di viaggi e simpatico aperitivo in Alexander Platz, smettendo così di farmi delle pippe sul Hi Fi ed andando direttamente ai concerti.
    Ecco, l'Hi End è la risposta merceologica che riscuote la più alta probabilità di incontrare la richiesta di questo tipi clienti. Le caratteristiche salienti dell'Hi End sono:
    grande attenzione all'estetica dell'apparecchio (diffusori ricoperti con radiche costosissime, appoggiati su stand deingn, elettroniche con Vu meter più grandi del cruscotto di una automobile etc)
    nomi altisonanti (Spettro di qui, tifone di la, grifone così, citazione in latino di là etc)
    listino prezzi che soddisfi principalmente l'esigenza della clientela  di sentirsi "speciale" di possedere la LIMITED EDITION, come dicono gli inglesi.
    Per il mio lavoro mi trovo spesso confrontato all'audio professionale e sono evidenti le caratteristiche di quest'ultimo: nessuna concessione all'estetica (tutto solo funzionale), nomi che sono sigle ad uso di servizio, costi i più contenuti possibili. Alcuni di questi prodotti sono arrivati anche al grande pubblico, è il caso ad esempio delle casse L 3/5. Usate da sempre dai tecnici della BBC, aspetto spartano, neutre e poco costose.
    Oggi come oggi, questa categoria dell'hi fi è l'unica che mi interessi ma è anche l'unica che mi sembra avere un senso "sano" : ovvero essere solo e soltanto strumenti per ascoltare la musica.
    Questo il mio punto di vista.
    er
    Beh, anche se la mia professione non e' quella del musicista ho suonato abbastanza per essere d'accordo con te sulla parte che riguarda il suono live. Infatti, da sempre sostengo che non e' necessario spendere follie per godere di buona musica.

    Sul discorso hi-end, invece, dissento abbastanza e credo che, con le dovute eccezioni, si possa arrivare ad un suono di livello molto alto senza svenarsi troppo solo ricorrendo all'usato di un po' di tempo fa. Io ho sentito impianti hi-end e li ho giudicati tali perche' ho sentito di essere di fronte a qualcosa di veramente speciale, almeno per me. Potrei fare piu' di un esempio, ma quello che mi viene subito in mente e' un full-Jadis top che ho sentito a casa di un audiofilo a Genova verso la meta' degli anni '90.

    Il suono non era neutro e anzi aveva una personalita' molto spiccata che certamente alterava l'incisione originale (non mi ricordo se analogica o digitale), ma sarei rimasto ad ascoltare qualche mese senza mangiare...   Il suono era cosi' coinvolgente e materico da lasciare senza fiato, almeno per i miei gusti. Era simile al live? Neanche per idea , ma per me era hi-end.

    D'altra parte anche le LS3/5a non sono neutre nella timbrica e forse anche per quello piacciono.

    Che poi spesso si spaccino per hi-end prodotti che con l'orecchio fanno a cazzotti e dal prezzo ridicolmente alto e' verissimo.


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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  colombo riccardo on Sun Nov 03, 2013 1:25 pm

    bluocram wrote:A te hanno radiografato un ginocchio ed è comparsa una tibia ?


    ciao
    Riki

    Luca58
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  Luca58 on Sun Nov 03, 2013 2:29 pm

    Thedeaf wrote:Allora non so cos'è l'hi-end sunny 

    Kevin
    Se e' raggiungere il live allora e' un'impresa disperata.  Secondo me e' la massima espressione tecnologica nella riproduzione, ma non e' detto che il risultato debba essere asettico per piacere.

    Se la resa dell'hi-end dovesse solo essere fedele al contenuto del supporto allora basterebbe andare sul professionale ad iniziare dai monitors, ma non credo che questa scelta avrebbe un grande successo di pubblico. Lo so che se la resa e' asettica vuol dire che si sente l'evento musicale inciso, ma per la mia poca esperienza in quei casi, al contrario del live, non c'e' soddisfazione e quindi la formula "asettico+neutro=sensazione live" per qualche motivo non funziona. Infatti la passione per i limiti delle valvole del mondo audiofilo non avrebbe senso.


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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  Pazzoperilpianoforte on Sun Nov 03, 2013 2:37 pm

    Secondo me esistono due accezioni del termine Hi-End:

    1. quella che guarda al valore sonoro del sistema riproduttivo: ed allora può essere anche Hi-end un sistema/un componente che costi cifre non folli;
    2. quella che guarda a prodotti definiti HI-end in termini di status attribuito dal produttore e dai prezzi di acquisto.

    Non è necessariamente detto che i prodotti che appartengono ad una delle due categorie rientrino anche nell'altra.

    Al margine poi vorrei riaffermare un concetto: neutro ed asettco sono due principi che non hanno niente a che vedere l'uno con l'altro. Un impianto veramente neutro (che fa passare ciò che c'è nel supporto senza alterarlo colorandolo) è "asettico" solo se è asettica la registrazione. Altrimenti è emotivo quanto la registrazione. Un impianto che rende asettica una bella registrazione non può essere definito mai neutro perché altera in negativo il contenuto della registrazione. Quindi, oserei dire, il concetto "asettico" è contrapponibile e non sovrapponibile al concetto di "neutro".

    Che poi molti definiscano neutri impianti che invece sono asettici con qualsivoglia registrazione(cioè per nulla neutri), è altra cosa.


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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  Luca58 on Sun Nov 03, 2013 4:03 pm

    Pazzoperilpianoforte wrote:
    Al margine poi vorrei riaffermare un concetto: neutro ed asettco sono due principi che non hanno niente a che vedere l'uno con l'altro. Un impianto veramente neutro (che fa passare ciò che c'è nel supporto senza alterarlo colorandolo) è "asettico" solo se è asettica la registrazione. Altrimenti è emotivo quanto la registrazione. Un impianto che rende asettica una bella registrazione non può essere definito mai neutro perché altera in negativo il contenuto della registrazione. Quindi, oserei dire, il concetto "asettico" è contrapponibile e non sovrapponibile al concetto di "neutro".

    Che poi molti definiscano neutri impianti che invece sono asettici con qualsivoglia registrazione(cioè per nulla neutri), è altra cosa.
    Giustissimo.  Io intendevo dire che in genere quando ti fanno ascoltare impianti dichiarati neutri poi sono solo impianti asettici. L'unico monitor professionale che abbia avuto un successo planetario tra gli audiofili, l'LS3/5a, infatti, non e' asettico ma nemmeno neutro. Secondo me l'impianto neutro nel senso positivo che dici e' una chimera e quello che conta, sempre secondo me, e' solo la capacita' di trasportarti in mezzo all'evento indipendentemente dal mezzo che l'impianto utilizza. In genere gli impianti che ci riescono, a parte casi particolari che hanno a che fare con le valvole, sono impianti che non costano poco.


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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  Pazzoperilpianoforte on Sun Nov 03, 2013 7:19 pm

    Sono d'accordissimo: gli impianti realmente neutri sono pochissimi, costosi (purtroppo), e difficili da assemblare. Quello che normalmente viene spacciato da molti (venditori soprattutto) per suono neutro è in realtà un suono iperanalitico, povero timbricamente, spesso trapanante in gamma alta.

    Vero anche quello che dici sull'importanza del coinvolgimento.... solo che per quanto mi riguarda il vero coinvolgimento scatta quando non mi distraggo dalla musica per pensare ad un difetto riproduttivo dell'impianto... quindi per me òl'impianto "assente" dalla riproduzione, neutro, è una condizione indispensabile per l'ascolto... anche se è vero che la neutralità assoluta è in fondo una utopia....


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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  criMan on Sun Nov 03, 2013 7:31 pm

    Sentire un musicista , quindi persona attendibilissima , che critica un impianto ai ende che dovrebbe fare proprio della riproduzione corretta (iperrealistica)
    il suo vanto non depone bene per gli impianti medesimi.
    La mia piccola conoscenza di impiantoni ai ende (botte da 100000 euri in su) mi ha portato a credere che molto spesso ci si imbatte in riproduzioni piu'
    fini a se stesse che portarti nell'evento con il giusto livello di realismo. D'altronde ci sono state le eccezioni dove per me si raggiungeva almeno soggettivamente il "sogno".
    E' capitato anche di sentire impianti costosi con lo stesso autore presente in sala ,,, ed e' stato simpatico sentire dove l'impianto "sbagliava".
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  criMan on Sun Nov 03, 2013 7:57 pm

    ermes pecchinini wrote:Bah, dico la mia in merito al Hi End, consapevole del fatto che attirerò gli strali di mezzo forum. A mio avviso è solo una categoria merceologica.
    Sono un musicista professionista da oltre 20 anni, convivo con la musica quotidianamente da oltre 30. Ho ascoltato a più riprese il cosiddetto Hi End grazie a qualche ascolto prestato, ad un paio di amici che di mestiere vendono Hi Fi e ad una grande frequentazione con molti negozi Hi End, principalmente giapponesi, dove sono spesso per lavoro. La cosa che, senza mezzi termini, mi ha spesso impressionato è stata la mediocrità di questi apparecchi. Era sempre come se tali macchine dismettessero gli umili panni della macchina per la riproduzione sonora per vestire i panni (per me troppo arroganti) della macchina che la musica se la ricrea e se la risuona, allontanandosi così dalla meta. Impressionante, giusto per esemplificare e spiegarmi meglio,  la resa della basse, pari ad una scossa 5°grado della Mercalli, o l'iperdettaglio che consentiva di assaporare l'alito della soprano, o la resa spaziale che trasformava Quartetto Italiano nella Boston Sinf Orchestra etc. Parlai tempo fa di queste mie impressioni con un amico più esperto di me il quale non solo mi diede ragione ma mi spinse a riflettere meglio su tali prodotti. Il suo ragionamento (che oggi condivido a pieno) era all'incirca questo: Immagina di costruire un'elettronica da 40 000 euro, il primo problema che ti poni è : ma chi se la compra?
    Occorre identificare un target di clientela che abbia grosso modo le seguenti caratteristiche:
    essere molto danarosa (il che esclude tutti i musicisti professionisti ed i tecnici audio che conosca ovvero le orecchie più fini e le menti più scentifiche anche se magari non proprio gli spiriti più sensibili)
    essere molto più interessata alla macchina che non alla musica (eh si, perchè con un quarto di quella cifra mi prendo un abbonamento per 5 anni ai Berliner, incluso di viaggi e simpatico aperitivo in Alexander Platz, smettendo così di farmi delle pippe sul Hi Fi ed andando direttamente ai concerti.
    Ecco, l'Hi End è la risposta merceologica che riscuote la più alta probabilità di incontrare la richiesta di questo tipi clienti. Le caratteristiche salienti dell'Hi End sono:
    grande attenzione all'estetica dell'apparecchio (diffusori ricoperti con radiche costosissime, appoggiati su stand deingn, elettroniche con Vu meter più grandi del cruscotto di una automobile etc)
    nomi altisonanti (Spettro di qui, tifone di la, grifone così, citazione in latino di là etc)
    listino prezzi che soddisfi principalmente l'esigenza della clientela  di sentirsi "speciale" di possedere la LIMITED EDITION, come dicono gli inglesi.
    Per il mio lavoro mi trovo spesso confrontato all'audio professionale e sono evidenti le caratteristiche di quest'ultimo: nessuna concessione all'estetica (tutto solo funzionale), nomi che sono sigle ad uso di servizio, costi i più contenuti possibili. Alcuni di questi prodotti sono arrivati anche al grande pubblico, è il caso ad esempio delle casse L 3/5. Usate da sempre dai tecnici della BBC, aspetto spartano, neutre e poco costose.
    Oggi come oggi, questa categoria dell'hi fi è l'unica che mi interessi ma è anche l'unica che mi sembra avere un senso "sano" : ovvero essere solo e soltanto strumenti per ascoltare la musica.
    Questo il mio punto di vista.
    er
    A me il discorso del dettaglio nella riproduzione "corretta" come e' stata prevista in sala di registrazione intrippa molto (ok non ho niente fa fare  ) ; mi e' gia' capitato di parlare con Ema49 al riguardo (sarebbe interessante sapere come la pensa se passa da queste parti..)
    anche lui mi disse di come il dettaglio riproposto da molti impianti costosi e' assolutamente poco attendibile rispetto all'evento come e' stato creato
    a monte...
    Ma come ? in tanti impianti costosi si sta' li' (ok e' capitato anche a me ... capitava..) a cercare la Diana Krall mentre cigola sulla sedia o deglutisce .. mi e' capitato di sentire impianti in cui mentre deglutiva stavamo praticamente con l'orecchio dentro la laringe  

    E' sicuramente un parametro che ora cerco in maniera diversa..
    Ma la realta' allora dov'e' ? E' solo un parametro accentuato per impressionare l'ascoltatore ignaro..


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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  Luca58 on Mon Nov 04, 2013 1:22 am

    criMan wrote:Sentire un musicista , quindi persona attendibilissima , che critica un impianto ai ende che dovrebbe fare proprio della riproduzione corretta (iperrealistica) il suo vanto non depone bene per gli impianti medesimi.
    E' risaputo che in hi-fi i musicisti sono i peggiori clienti perche' non si accontentano mai.


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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  RockOnlyRare on Mon Nov 04, 2013 11:00 am

    Io ho votato 1, ma sono cosciente che neanche il più costoso impianto equivale alla musica dal vivo specialmente quando si ascolta una grande orchestra oppure un gruppo di rock "tosto", nel primo caso per un discorso di spazialità nel secondo per problemi "fisici" e di volume sonoro.

    Ciò non toglie che ci sono impianti che sono divini da ascoltare e che per essere soddisfatti di un impianto non si deve per forza spendere come per comprare una casa (ma un auto di piccola-media cilindrata temo di si...  )

    E però vero che uno si avvicina all'hi-fi se adora la musica e gli capita di ascoltarla in un impianto hi-end, a me capitò da ragazzino (15 anni) quando entrai per la prima volta in un negozio di Hi-fi per il mio primo impiantino che era un gira Garrard con testina piezoelettrica su un mini stereo dello studio hi-fi da 100.000 lire.
    Ci vollero altri 5 anni per un hi-fi propriamente detto ed altri 4 (con due anni di lavoro presso un negozio hi-fi) per l'impianto che nella versione ampli + casse è lo stesso dal 79. (vedi l'impianto di ....)


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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  RockOnlyRare on Mon Nov 04, 2013 11:09 am

    spiritolibero66 wrote:Però scusate...a questo punto dobbiamo definire una cosa...
    Si deve considerare Hi-End un impianto che riproduce musica ESATTAMENTE come è l'incisione (per capirci...) oppure che CI PIACE per come suona (effetto "live", dinamica, ricostruzione o quel che più ci aggrada...)??????
    P.S. Non dimentichiamo che un audiofilo è "per definizione" un insoddisfatto! :-)
    mi verrebbe da dire la seconda delle due anchè perchè non si conosce come è l'incisione originale.
    Però va fatto un distinguo tra impianti cosiddetti neutri ed altri che colorano il suono, io preferisco di gran lunga i primi.


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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  RockOnlyRare on Mon Nov 04, 2013 11:28 am

    ermes pecchinini wrote:Bah, dico la mia in merito al Hi End, consapevole del fatto che attirerò gli strali di mezzo forum. A mio avviso è solo una categoria merceologica.
    Sono un musicista professionista da oltre 20 anni, convivo con la musica quotidianamente da oltre 30. Ho ascoltato a più riprese il cosiddetto Hi End grazie a qualche ascolto prestato, ad un paio di amici che di mestiere vendono Hi Fi e ad una grande frequentazione con molti negozi Hi End, principalmente giapponesi, dove sono spesso per lavoro. La cosa che, senza mezzi termini, mi ha spesso impressionato è stata la mediocrità di questi apparecchi. Era sempre come se tali macchine dismettessero gli umili panni della macchina per la riproduzione sonora per vestire i panni (per me troppo arroganti) della macchina che la musica se la ricrea e se la risuona, allontanandosi così dalla meta. Impressionante, giusto per esemplificare e spiegarmi meglio,  la resa della basse, pari ad una scossa 5°grado della Mercalli, o l'iperdettaglio che consentiva di assaporare l'alito della soprano, o la resa spaziale che trasformava Quartetto Italiano nella Boston Sinf Orchestra etc. Parlai tempo fa di queste mie impressioni con un amico più esperto di me il quale non solo mi diede ragione ma mi spinse a riflettere meglio su tali prodotti. Il suo ragionamento (che oggi condivido a pieno) era all'incirca questo: Immagina di costruire un'elettronica da 40 000 euro, il primo problema che ti poni è : ma chi se la compra?
    Occorre identificare un target di clientela che abbia grosso modo le seguenti caratteristiche:
    essere molto danarosa (il che esclude tutti i musicisti professionisti ed i tecnici audio che conosca ovvero le orecchie più fini e le menti più scentifiche anche se magari non proprio gli spiriti più sensibili)
    essere molto più interessata alla macchina che non alla musica (eh si, perchè con un quarto di quella cifra mi prendo un abbonamento per 5 anni ai Berliner, incluso di viaggi e simpatico aperitivo in Alexander Platz, smettendo così di farmi delle pippe sul Hi Fi ed andando direttamente ai concerti.
    Ecco, l'Hi End è la risposta merceologica che riscuote la più alta probabilità di incontrare la richiesta di questo tipi clienti. Le caratteristiche salienti dell'Hi End sono:
    grande attenzione all'estetica dell'apparecchio (diffusori ricoperti con radiche costosissime, appoggiati su stand deingn, elettroniche con Vu meter più grandi del cruscotto di una automobile etc)
    nomi altisonanti (Spettro di qui, tifone di la, grifone così, citazione in latino di là etc)
    listino prezzi che soddisfi principalmente l'esigenza della clientela  di sentirsi "speciale" di possedere la LIMITED EDITION, come dicono gli inglesi.
    Per il mio lavoro mi trovo spesso confrontato all'audio professionale e sono evidenti le caratteristiche di quest'ultimo: nessuna concessione all'estetica (tutto solo funzionale), nomi che sono sigle ad uso di servizio, costi i più contenuti possibili. Alcuni di questi prodotti sono arrivati anche al grande pubblico, è il caso ad esempio delle casse L 3/5. Usate da sempre dai tecnici della BBC, aspetto spartano, neutre e poco costose.
    Oggi come oggi, questa categoria dell'hi fi è l'unica che mi interessi ma è anche l'unica che mi sembra avere un senso "sano" : ovvero essere solo e soltanto strumenti per ascoltare la musica.
    Questo il mio punto di vista.
    er
    Effettivamente la tua posizione mi pare un po' estrema.
    Innazitutto va fatto un distinguo tra gli impianti cosiddetti "colorati" e quelli neutri. I primi hanno la tendenza a pompare artificialmente il suono ad effetto producendo alla lunga un affaticamento nell'ascolto, i secondi cercano di riprodurre il suono per quello che è nella sorgente.

    Il secondo distinguo va poi fatto sulla sorgente. Anche in questo caso ci sono incisioni pompate, altre neutre, altre infine pietose per qualità. Naturalmente se ascolti con un impianto più neutro possibile un incisione di questo tipo, il risultato sarà uguale a quello della sorgente, quindi pompato neutro o scadente.

    Il terzo fa fatto sul genere musicale che ascolti. La musica classica dal vivo non è facilmente riproducibile da un hi-fi, al massimo ci si avvicina. Va un po' meglio nel caso di musica jazz soul acustica, ed in genere quella che si suona in piccoli club per il numero limitato di strumenti e l'acustica dell'ambiente più simile a quella dell'ambiente d'ascolto.
    Impossibile riprodurre l'impatto fisico live di un gruppo rock o peggio metal per motivi di volume e fisici (il classico spostamente d'aria della batteria ad esempio). Per non parlare dei limiti delle incisioni live che non potranno mai avvicinarsi a quelli di un concerto.
    In questi casi ha più senso pensare ad un'esecuzione da studio.

    Sono daccordo che il costo dell'impianto non sia necessariamente sinonimo di qualità e che anche l'aspetto estetico influisca sul rendere un prodotto accattivante. Però se questo non va a discapito della qualità e non influisce esageratamente sul costo, tutto sommato non guasta che un componente sia anche bello da vedere.

    Condivido pienamente il desiderio che la musica sia ascoltata nel modo più neutro possibile. 35 anni fa presi una coppia di Dahlquist DQ 10 e non me ne sono mai staccato insieme all'ampli BGW derivato dalla produzione professionale dell'azienda usa specializzata proprio in applicazioni professionali prima che audiofile. La sua caratteristica era l'uso di componentistica di stampo militare.
    Ed il pregio di questo impianto è di suonare tanto meglio quanto migliore è la sorgente, ma anche di mettere impietosamente a nudo i difetti di un incisione mediocre o pompata, al punto che spesso ti passa la voglia di ascoltarli seduto nel divano facendo solo quello.


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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  Luca58 on Mon Nov 04, 2013 11:29 am

    RockOnlyRare wrote:
    Però va fatto un distinguo tra impianti cosiddetti neutri ed altri che colorano il suono, io preferisco di gran lunga i primi.
    Purtroppo, in genere e con le dovute eccezioni, sono solo "cosiddetti".


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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  gciraso on Mon Nov 04, 2013 11:37 am

    Il gioco è fatto anche di ricerca! In un'altra discussione si parlava di equalizzatori, sì, no, ni, quale orrore   Ma i cavofili sanno bene cosa si cerchi di fare con i vari cavi, cavetti e quant'altro, niente di più che equalizzare, in un modo o nell'altro.
    La riproduzione realistica dell'evento è di fatto impossibile, ed anche impianti a 5 zeri che ho sentito non ci si avvicinano minimamente. Non basta fare sentire cannonate e campane! Quindi quello che si può realisticamente cercare è un impianto che soddisfi il nostro gusto, niente di più e niente di meno!
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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  RockOnlyRare on Mon Nov 04, 2013 11:39 am

    Pazzoperilpianoforte wrote:Secondo me esistono due accezioni del termine Hi-End:

    1. quella che guarda al valore sonoro del sistema riproduttivo: ed allora può essere anche Hi-end un sistema/un componente che costi cifre non folli;
    2. quella che guarda a prodotti definiti HI-end in termini di status attribuito dal produttore e dai prezzi di acquisto.

    Non è necessariamente detto che i prodotti che appartengono ad una delle due categorie rientrino anche nell'altra.

    Al margine poi vorrei riaffermare un concetto: neutro ed asettco sono due principi che non hanno niente a che vedere l'uno con l'altro. Un impianto veramente neutro (che fa passare ciò che c'è nel supporto senza alterarlo colorandolo) è "asettico" solo se è asettica la registrazione. Altrimenti è emotivo quanto la registrazione. Un impianto che rende asettica una bella registrazione non può essere definito mai neutro perché altera in negativo il contenuto della registrazione. Quindi, oserei dire, il concetto "asettico" è contrapponibile e non sovrapponibile al concetto di "neutro".

    Che poi molti definiscano neutri impianti che invece sono asettici con qualsivoglia registrazione(cioè per nulla neutri), è altra cosa.
    applausi applausi applausi applausi applausi 

    Complimenti per questo tuo intervento per me splendido.
    Anche io ho espresso un concetto analogo nella risposta al musicista professionista che critica l'hi-end a tappeto, se ti va di leggerlo....
    Il mio vecchio ma per me ultra valido impianto va proprio nella direzione che tu segnali, ti fa sentire "pane al pane e vino al vino" essendo impietoso con le registrazioni che pietose sono.

    Guarda arrivo a dire un'eresia....
    Nelle prove di ascolto, tutti noi tendiamo a portare il disco che conosciamo bene e che ha un'incisione particolarmente valida.
    Ma secondo me dovremmo portare anche un disco che suona così e così ed uno che fa schifo. Se specialmente questo ultimo nell'impianto che ascoltiamo suona "troppo bene" significa che l'impianto colora decisamente il suono !!!!!!!!!!!!!!!!



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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  RockOnlyRare on Mon Nov 04, 2013 11:44 am

    gciraso wrote:Il gioco è fatto anche di ricerca! In un'altra discussione si parlava di equalizzatori, sì, no, ni, quale orrore   Ma i cavofili sanno bene cosa si cerchi di fare con i vari cavi, cavetti e quant'altro, niente di più che equalizzare, in un modo o nell'altro.
    La riproduzione realistica dell'evento è di fatto impossibile, ed anche impianti a 5 zeri che ho sentito non ci si avvicinano minimamente. Non basta fare sentire cannonate e campane! Quindi quello che si può realisticamente cercare è un impianto che soddisfi il nostro gusto, niente di più e niente di meno!
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    Ultra super daccordo e siccome quell'impianto lo trovai nel lontano 1979, non me ne sono mai separato, anche se sono cosciente che ci sia certamente qualcosa di anche molto meglio (ma il gioco non vale la candela anche e non solo per problemi economici).


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    Re: L'hi-end e' ancora un mito degli audiofili?

    Post  RockOnlyRare on Mon Nov 04, 2013 11:49 am

    Luca58 wrote:Purtroppo, in genere e con le dovute eccezioni, sono solo "cosiddetti".
    Beh anche tra i cosiddetti neutri ce ne sono che ci si avvicinano parecchio.
    Aggiungo che è terribilmente difficile per non dire impossibile trovare un impianto che ottenga gli stessi risultati con qualsiasi tipo di musica ci ascolti, dalla classica (da camera - lurica - orchestrale) al jazz al rock al metal ed alla disco giusto per citare le varie tipologia di suono differente.

    Ed a maggior ragione che possa soddisfare allo stesso modo anche un musicista professionista che suoni uno di questi generi !!!!


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